Deca: Oniric Warp (Reloaded)

0
Condividi:

Intervistato da noi di recente,  Deca ci dà oggi l’opportunità di annunciare la ristampa di una sua opera giovanile, Oniric Warp. Viene definito ristampa ma, in realtà, l’album, nato tra l’estate e l’autunno del 1988, è circolato solo come cassetta in quantità assai limitata e, a parte il caso di chi abbia potuto assistere a una delle date live della sua presentazione, risulterà sconosciuto ai più. La nuova edizione, ribattezzata Oniric Warp (Reloaded), ripropone su vinile i brani originari – nei quali, per forza di cose, si percepisce l’impronta dell’epoca – in versione rimasterizzata, consentendo, a chi si sia avvicinato alla musica di Deca solo da poco, di apprezzare uno dei suoi lavori elettronici giovanili che avrebbe meritato di essere maggiormente diffuso. Oniric Warp è stato ideato come un concept incentrato sulla teoria della distorsione onirica o ‘distonirismo’, che, nata all’interno di un gruppetto di artisti che gravitava intorno a De Caroli, attribuiva all’attività onirica un significato fondamentale e, soprattutto, un valore pari a quello della percezione materiale della realtà: le linee guida del Manifesto originale, che fu messo in circolazone nel 1992, sono riportate nel vinile. I dodici brani strumentali che compongono l’album hanno dunque contenuto densamente intellettuale ma risultano, al tempo stesso, un ascolto fluido e, qua e là, anche accattivante, per un lieve filo melodico che genera spesso armonie di ampio respiro. Se certe tracce ‘puntano’ sugli elementi ‘atmosferici’ delineando stati d’animo e ‘paesaggi’, altre si avvicinano a una formula elettronica più vivace e ritmata; altre ancora sembrano, invece, parti di colonne sonore. L’ispirazione, come ammette lo stesso autore, risente di varie influenze, tra cui Vangelis e Jean-Michel Jarre, ma gli appassionati troveranno negli scenari del disco i colori e gli orizzonti della ‘Kosmische Musik’, in particolare quelli dei Tangerine Dream. L’opener “Negative Land” introduce, per esempio, sonorità corpose, di una certa, vibrante solennità mentre le tinte tendono, appunto, a un’inquietante oscurità cosmica; “Lady Mortem”, d’altro canto, è caratterizzata da un andamento incalzante e nervoso, abbastanza diverso dalle visioni da cinema horror suscitate, per esempio, dalla seguente “A Question”. Più avanti troviamo ancora momenti descrittivi e ‘cinematici’ – il breve intermezzo “Dried on Your Lips” o “I Will Kill Simona”, che non avrebbe sfigurato come complemento di un film di Dario Argento – ma non mancano episodi con ritmiche incalzanti e concitate (“Tecra”) oppure molto minimali e alienati (“Lights of Ink”). Bella anche “Simona is Dead”, incursione vagamente wave, mentre la conclusiva “27 Dicembre” suggella con suoni gravi e rumorismi astratti un album che, oltre ad essere un ascolto assolutamente gratificante, rappresenta un tassello imperdibile della prestigiosa carriera del musicista savonese.

TagsDeca
Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.