Heterogeneous Andead: Deus ex machina

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La precisione chirurgica che caratterizza le elaborate sonorità di Deus ex machina non stupiscono trattandosi di un combo giapponese, non v’è una nota fuori posto ed il costrutto suona fluido e lineare. Anche il look dei musicisti, in primis la graziosa mezzo-soprano Haruka, è curato fin nei dettagli (rispettando in parte i canoni della tradizione visual-kei, adattata comunque al gusto dei singoli), e di questo va reso merito al progetto avviato da Yusuke Kiyama nel 2012. Formazione che si è completata con i recenti innesti del dotato chitarrista Masaya Kondo, nel gruppo da qualche mese, preceduto nel 2017 dal bassista Takashi Onitake, degni di far parte di un quartetto che fa mostra di doti tecniche che vengono esibite senza remora alcuna. Il risultato finale si attesta sui bastioni di un forsennato symphonic/death/thrash non immune da inserti melodici resi ancor più vivaci dai pregevoli interventi di Haruka, chiamata a calmierare il senso di tensione creato ad arte dai colleghi, i quali non si risparmiano in quanto ad effetti (l’opener “Flash of calamity”). Sezione ritmica che procede forsennata, riffing compatto, alternanza di growl e di cantato pulito, nulla di innovativo né di trascendentale, eppure l’ascolto viene soddisfatto proprio per le soluzioni adottate dai nipponici, attenti a non far prevalere una componente del loro sound, comunque personale, sull’altre (il singolo “Automaton” è paradigmatico del loro approccio al genere), facendo anche parco ricorso a componenti elettroniche e discrete tastiere. Con il degno finale rappresentato dalla lirica ballatona “Fleeting dawn”, questa sì per vero assai retorica nel suo ampolloso procedere (vedasi il “classico” a solo di Masaya), un esercizio di stile al quale la mezzo-soprano non si sottrae, essendo per lei ideale palestra ove esercitare i propri talenti. Necessaria pausa di riflessione dopo tanta irruenza, per ponderare con calma i contenuti di questo positivo Deus ex machina e magari per misurare le mosse future. Annotatevi il bizzarro monicker, ne vale la pena, potrete spenderlo con soddisfazione con gli amici. PS: Il disco è stato pubblicato nel 2017 da Khimera Records e gode dallo scorso novembre della distribuzione di WormHoleDeath Records.

 

 

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