Laibach: The Sound Of Music

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Nel 2015 i Laibach si sono esibiti – prima band occidentale – in Corea del Nord: si è trattato di un evento unico e particolare in cui il gruppo sloveno ne ha approfittato  per dispiegare tutte le sue tattiche “situazioniste”. Per l’occasione si è scelto di reinterpretare le musiche del film Tutti insieme appassionatamente – The Sound Of Music nell’originale americano – in quanto, tra le altre cose, il film viene usato per insegnare l’inglese nelle 2 Coree. Può sembrare una scelta spiazzante soltanto per chi non conosce in maniera approfondita i Laibach: il gruppo sloveno si è sempre divertito a giocare con i miti e i riti della cultura “popolare” occidentale: in particolare nel disco Let It Be veniva “coverizzato” interamente il classico dei Beatles ma ci sono in ogni caso altri esempi come la cover Sympathy For The Devil dei Rolling Stones e di The Final Countdown degli Europe. Qui il contrasto forte era rappresentato dal fatto di suonare in un paese antioccidentale ma, alla fine, il tutto si sposava alla perfezione con l’immaginario provocatorio dei Laibach. Dal punto di vista musicale, in realtà, il disco è abbastanza convenzionale anche se, per intenderci, siamo di fronte ad un lavoro che ha una linea portante molto precisa e si sente che è un disco dei Laibach dall’inizio alla fine. Il vocione ieratico di Milan Fras la fa da padrone mentre gli arrangiamenti elettronici sono piuttosto morbidi – e poco industrial – rapportati ad altri episodi della loro discogafia. In questo senso io continuo a preferire un disco come Let It Be: tuttavia devo dire che, anche in questo caso, il loro trattamento ha la capacità di avere un “effetto straniante” su del materiale squisitamente pop. Non mancano episodi molto accattivanti come le riletture di”Edelweiss” e “My Favorite Things”, portata alla notorietà anche da John Coltrane. Ci sono inoltre, oltre a tutta la colonna sonora, 2 brani della tradizione coreana ovvero “Arirang” e “The Sound Of Gayageum”: il Gayageum è una sorta di zither della Corea del Nord. Nel complesso The Sound Of Music è comunque un bel disco – ci ho sentito tutto lo spirito “laibachiano” – che ho preferito alle ultime cose come Also Sprach Zarathustra e Spectre.

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