Senketsu No Night Club: Shikkoku

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Avevo già parlato di Senketsu No Night Club a proposito del loto primo album pubblicato dalla Old Europa Café: si tratta di un progetto particolare in cui convivono personalità diverse ed eterogenee come il prolifico Giovanni Leonardi – Siegfried, Carnera, Divisione Sehnsucht -, Ian Ferguson, sassofonista e fondatore di The Sarto Klyn V e Adriano Vincenti della Macelleria Mobile di Mezzanotte (il nome è una citazione da uno dei migliori racconti dei Libri di sangue di Clive Barker). L’immaginario del primo lavoro era rivolto verso il cinema estremo del Giappone, una terra piena di contraddizioni in cui convivono modernità e antiche tradizioni. Una dicotomia ben messa in evidenza dal grande scrittore Yukio Mishima – non a caso uno dei punti di riferimento culturali di Douglas P. dei Death In June – lungo l’intero arco della sua produzione. E proprio l’immaginario di Mishima e anche a quello dello scrittore francese Georges Bataille – fautore del concetto di Eros e Thanatos – viene evocato nel nuovo album di Senketsu No Night Club intitolato Shikkoku. Mishima, in particolare, – morto suicida tramite il rituale del Seppuku – rappresenta alla perfezione il contrasto fra morte e bellezza in romanzi capolavoro come Il padiglione d’oro e la tetralogia Il mare della fertilità. La musica è ancora caratterizzata da atmosfere brumose e cupe: è un jazz noir  sensuale e lento – inframmezzato da elementi sperimentali e dark-ambient – che ci immerge progressivamente in un’atmosfera malata e oscura: sembra la degna colonna sonora di un film giapponese come Tokyo Decadence. Shikkoku è un disco per menti aperte e per chi è abituato ad ascoltare la musica senza barriere e pregiudizi.

 

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