Sinoath: Anamnesis

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Attivi fin dal 1990 i catanesi Sinoath non sono certo, all’interno della scena metal italiana, un nome sconosciuto. Il loro esordio è stato nel solco di un death-black metal senza compromessi: successivamente i Sinoath hanno levigato il suono giungendo a sonorità non così lontane da quelle degli storici Black Sabbath. A questo punto era chiaro che la nota Black Widow di Genova, una vera autorità in materia, non poteva lasciarseli scappare per la pubblicazione del nuovo album intitolato Anamnesis. Le atmosfere sono molto dark e oscure e in odore dei citati Black Sabbath: sembra di essere all’interno di un rituale esoterico: i colpi secchi della batteria, i riff rallentati della chitarra e il suono misterioso delle tastiere creano la giusta tensione. Immaginate di trovarvi nella campagna inglese, in un luogo sperduto dove si intravede il profilo di una vecchia villa diroccata e avrete un’idea dei paesaggi evocati dalla musica.  “Saturnalia” in questo senso è un brano esemplificativo: una batteria cupa e ossessiva crea un clima teso e inquietante: poi la musica diventa più tirata per poi diventare, verso il finale, quasi solenne. In “Journey Unknown” un vocione “growl” sembra uscire direttamente da un film horror mentre “Join Us” è un brano abbastanza tirato.  “The Absolute Nowhere” è invece l’apice del disco: si tratta di una traccia molto varia e oscura: le ambientazioni sono vicine ad una psichedelia a tinte nere. La chiusura è affidata ad “Arcadia” dove possiamo ascoltare una bella chitarra acustica. In definitiva Anamnesis è caldamente consigliato ai seguaci del doom e agli amanti dell’hard rock.

 

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