ACTORS: It Will Come To You

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Fra i dischi rimasti indietro l’anno scorso, ecco It Will Come To You degli ACTORS, progetto di Vancouver incentrato su Jason Corbett. La musica proposta dal gruppo è di matrice postpunk, con spunti accattivanti e caratterizzati dalla leggerezza, spesso orientati ad un pop fluido ma non del tutto insulso, adatto sia per il dancefloor che per l’ascolto: le trame ‘sintetiche’ appaiono nel complesso ben strutturate, appena pervase da un mood malinconico che genera, più che oscurità, un innocuo crepuscolo. In linea con questi tratti l’opener “L’appel du Vide”, uno degli epsodi migliori: vivace e ballabile, basso e chitarra dinamici ma sobri, rappresenta il classico pezzo gradevolmente esuberante. La seguente “Slaves” pone l’accento sul basso, decisamente cupo secondo i corretti dettami postpunk ma anche la chitarra fa la sua parte, mentre “Face Meets Glass”, una delle più anonime, si limita a sfoderare una trama elettronica più sostanziosa; “Hit to the Head” tende palesemente al pop più ordinario. Poco più in là troviamo comunque “Bury Me”, un brano synthpop di buon livello di cui è stata evidenziata la somiglianza con la produzione recente degli Horrors e delle restanti segnalo soprattutto la conclusiva, stumentale “Bird in Hand”, che, con tetre sonorità siderali, compensa i momenti meno significativi restituendo a It Will Come To You il suo potenziale valore.

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