Afraid of Destiny: S.I.G.H.S.

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Segue di due anni in da noi già recensito “Agony” (seguito da uno split condiviso con gli Eyelids) e di questo risulta più centrato S.I.G.H.S., beneficiando sicuramente della maggiore coesione conseguita da membri Adimere, R.F. e M.S.; introdotto dalla breve “Timor mortis”, il disco consta di otto tracce, fra le quali rintracciamo la versione “MMXIX” di “I’m crying (tears of solitude)” datata 2013 ed allora inserita nella track-list di “Tears of solitude”, episodio di dolente gothic-doom strumentale che inizialmente ha suscitato in me parziali perplessità presto fugate da più approfonditi ascolti. Il terzetto mostra grande determinazione nei cadenzati come la bathoriana “Take me home, Death”, brano dall’incedere maligno sul quale imperversa una autentica tormenta strumentale, mentre l’ospite Thomas Major dei Deadspace interpreta una “Shells” che richiama lo stile dei Katatonia più funerei degli esordi, è inoltre sorprendente quanto la breve “Tutto ciò che sento” (il recitato femminile è estratto dal film “Lei”) stabilisca contatti con l’opera dei Klimt 1918, elemento che va ad ulteriore merito degli AoD. Con la citata “I’m crying”, “Cursed and alone” e “Malinconica Venezia” costituisce l’ossatura della seconda parte del disco, più intima e scarnificata, quartetto indicatore di possibili sviluppi da tenere in debita considerazione. Si torna poi all’epico furore metallico con “Killed by life” che nei suoi oltre nove minuti di durata riprende le tematiche sonore di “Take me home, Death”, stemperandone la furia a beneficio di una maggiore profondità. S.I.G.H.S. è suggellato dall’oscuro arpeggio della ghost-track che lo chiude, abbandonando l’ascoltatore alla desolata contemplazione solinga. Netta la progressione evidenziata dal terzetto, il quale avrà agio di mostrare le proprie qualità in ambito live, palestra ideale ove esercitare le proprie ambizioni.

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