Sumeru: Summon destroyer

0
Condividi:

 

Disco di solido doom Summon destroyer, declinato secondo i canoni che apparentano la musica del destino alla branca di sua derivazione dello stoner. Rifferama pachidermico, batteria che scandisce il ritmo con forza belluina, basso penetrante ed a completare il tutto l’urlo di Matt Power (evocativo nell’abissale “Durga! Durga!”, fra le più incisive del lotto), il quintetto australiano possiede le carte che gli permettono di giocare la mano con sufficiente disinvoltura, e “The temple” (che nostalgia, il suono dei novanta portato agli onori degli altari votivi dai Cathedral!) e la title-track che la segue lo confermano, la seconda potendo inoltre contare sui pregevoli interventi delle sei corde (Chris Wilson e Peter Bursky mostrano un eccellente affiatamento). Il difetto di fantasia è compensato dallo sforzo compiuto dal combo di Sidney per addivenire a soluzioni che rendano la proposta perlomeno identificabile (“Embrace the cold” e la veloce “Rivers of Lethe” che omaggia i furenti High on Fire). E’ sorprendente come il doom riesca a rigenerasi in un processo lungo ormai decenni e che mantenga intatta la sua aura di perenne emarginato dal circuito principale del music-business, ma proprio per questo si merita il rispetto di chi fa proprio il suo verbo, come i Sumeru, realtà solo apparentemente periferica che WormHoleDeath Records saprà valorizzare. La chiusura affidata alla dolente “A new ritual”, dall’incedere funereo sottolineato dai puntuali interventi del violino e da un canto che esprime dolore reale, apre i cancelli (dell’Ade) a soluzioni che in futuro i Sumeru potrebbero sfruttare con maggiore puntualità. Per loro, ed aggiungo nostra, soddisfazione!

TagsSumeru
Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.