Beauty In Chaos: Finding beauty in chaos

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Operazione di pregiata sartoria musicale concertata dal chitarrista degli Human Drama Michael Ciravolo e dal produttore Michael Rozon, questo è Finding beauty in chaos. Non è certo una novità, un disco che assembla una serie di brani messi a disposizione dell’interprete di turno, This Mortal Coil e più recentemente The Eden House rappresentano due esemplari matrici. Ma il dotato Ciravolo si spinge oltre, tanto che pare d’essere all’ascolto d’un brano della band di provenienza di chi canta! E l’elenco dei performer non è per nulla scontato, scorrendo la lista si nota fra gli altri il nome di Robin Zander dei Cheap Trick (!), e “Driving away” è un brano tagliato (ancora, ma sono figlio di una sarta…) apposta per le radio americane, e non è l’unico. Già l’opener “Road to Rosario” farà sobbalzare (di gioia, credetemi) i più esperti di voi: Michael Aston, puro Gene Loves Jezebel sound, e pur troppo duole ammettere che se solo riuscissero (in primis a mettere da parte i rispettivi ego) a comporre ancora un pezzo così bello… Una sorpresa “Look up” con al microfono la Signora Tish Ciravolo, la quale ben interpreta gli umori dream-pop di questo piacevolissimo brano a la Lush. Poi, ripeto, basta leggere la lista dei convitati, mettere il disco in modalità random, indossare le cuffie ed indovinare chi canta. Unico brano non originale “20th Century Boy” di Marc Bolan, affidato all’ugola di cartavetro di Al Jourgensen, glam che si scontra con l’industrial, riffoni belli grassi e sezione ritmica tosta, un classico che però… è meglio lasciare ai Def Leppard! C’è anche Wayne Hussey (due tracce, Ashton Nyte invece se ne accaparra tre, e nell finale title-track si esprime al meglio), che ci riporta indietro all’epoca di “Neverland” o giù di lì, la classe non si discute. L’elenco comprende Doug Pinnick (degli alternative-masters King’s X, v’è anche la mano di Ice T su “Un-natural disaster”, qualcuno rimembra “Forbidden” dei Black Sabbath prodotto dal socio di costui,Ernie C?), il compagno di Ciravolo negli Human Drama, Johnny Indovina, poi Betsy Martin (“Heliotrope”, bel motivo umorale, dark nell’essenza), la mai troppo lodata Evi Vine, a suo agio su una “I will follow you” che… emana aromi The Eden House (con un’oncia in meno di talento in quanto a scrittura, però), poi l’elenco dei collaboratori è ancor più lungo, comprendendo colleghi che Ciravolo ha conosciuto nel corso della sua carriera. In totale quattordici brani, senza cedimenti, perfetti, anche un po’ troppo asettici, a voler essere pignoli, adattissimi all’ascolto in automobile (è nel DNA degli americani, a loro viene naturale). FM-goth.

 

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