Il Vuoto: Vastness

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Accade a volte che ti “perdi” qualcosa, e te ne rammarichi. Il Vuoto è un progetto che ha già all’attivo l’album “Weakness” del 2016, preceduto da una demo e da “Sensless painful lives in tears”, entrambi resi disponibili lo stesso anno; monicker che è il manifesto di Matteo Gruppi, la sua creatura sonora è diretta emanazione della sua personale visione del genere e dell’esistenza. Opera meritevole di attenzione, Vastness conta cinque tracce la durata complessiva delle quali assomma ad un’ora di musica ascrivibile in parte al più autarchico funeral doom. Sonorità ridotte alla loro pura essenza, sottoposte ad un processo di scarnificazione al quale l’essere una one-man band concorre. Interessante è l’approccio de Il Vuoto ad un genere che non ammette variazioni ad un tema rigidissimo: v’è il richiamo alla Sacra Trimurti del funeral finnico (l’immaginifica “V – The fifth nail”), ma Gruppi non si limita ad erigere un muro del suono entro il quale costringere la scrittura di brani che si basano su funerei rintocchi di batteria e chitarre pachidermiche, esprimendo un gusto peculiare per ambientazioni oscure già elaborato dai “nostri” Canaan (la title-track, nel canto e nell’uso della chitarra) e MonumentuM (echi da “Ad nauseam”, il senso incombente di rovina imminente), ma sono riferimenti solo accennati (“Weakness” lascia trasparire tenui spiragli di luce tratteggiati dalle melodie intarsiate dalla chitarra acustica, ma presto i nembi tumultuanti rinserrano l’orizzonte). “Her fragile limbs”, raccolta in otto minuti scarsi, è gravata da meste cogitazioni, dalle quali si viene tosto riscossi da strumenti possenti: alternanza fra quiete e tempesta interiori come è il ciclo della umana vicenda (Vastness si chiude con i sinistri romori che lo inauguravano). Il finale riserva poi a sorpresa un a-solo classic-metal di pregio ed affatto scontato, predisponendoci all’ascolto dell’atto più significativo di Vastness, la già citata “V – The fifth nail”. E’ esso uno dei meglio riusciti costrutti del genere, una lunga litania attraversata da una intimità sepolcrale che sonda le profondità della nostra coscienza, quei recessi che custodiscono le nostre pene. Con sguardo acuto l’Autore pare soppesarle, quasi a voler prepararci al Giudizio inappellabile annunziato da cori provenienti da una realtà altra, apparentemente lontana, e da un finale epico e crepuscolare. Commuove la strumentale “As the whole world failed”, ecco ove Il Vuoto si distacca dai precursori tracciando una via distinguibile se non originale. Vastness (pubblicato da Hypnotic Dirge in elegante formato digipack ) tiene fede al titolo, nel suo lento fluire appaiono tangibili afflizione e sconforto, amplificati dal canto che esprime sentita costernazione, traslati in una vuota vastità cosmica che pare avvinghiarsi su se stessa, lasciando spazio alla componente emozionale che avvolge come un sudario ogni singolo brano.

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