Sopor Aeternus & The Ensemble of Shadows: Death And Flamingos

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Nuova uscita per Sopor Aeternus, la creatura di Anna Varney, un progetto a cui l’abusato termine “di culto” sembra in realtà calzare molto bene. La storia di Anna Varney è davvero tenebrosa e avvolta dal mistero: non si sa molto dell’artista tedesco: si tratta di una figura tormentata che è stata vittima di una forte depressione causata dalla sua incerta identità sessuale. Anna Varney è infatti una donna intrappolata in un corpo maschile. Ha trovato un senso alla propria vita, come molti altri in passato, nell’arte. Durante il suo lungo isolamento è entrata in contatto con una misteriosa entità da lei chiamata Ensemble Of Shadows che le ha permesso di trovare il riscatto della sua esistenza attraverso la musica. La sua musica è molto oscura – la formula, ormai ripetitiva, è basata su un funereo rock da camera – e i  testi, nella migliore tradizione gotica, parlano di morte e suicidio. Non si può negare un certo carisma al personaggio: la Varney ha avuto la capacità di creare un immaginario cupo e sepolcrale. La discografia di Sopor Aeternus è però molto vasta e inoltre Anna Varney, col tempo, è riuscita a far impazzire i collezionisti con cofanetti limitati ultracostosi, fatto che non sempre le ha suscitato simpatia. Indubbiamente non mancano certo i feticisti che vanno in solluchero per i sacchetti pieni di terra di cimitero o per i preservativi al gusto di cioccolato ma l’impressione è che abbia un po’ esagerato. Ora, a distanza di un anno dal precedente The Spiral Sacrifice, esce un nuovo disco intitolato Death And Flamingos.

La musica è sempre riconoscibile ma, rispetto al passato, c’è un deciso ritorno verso formule più semplificate e prossime al death-rock. Dopo l’intro atmosferica di “Side A” nella successiva “Kinder des Teufels” veniamo accompagnati dal suono di un carillon mentre la musica è un tetro ed ossessivo  death-rock.. Uno dei pezzi forti di “Death And Flamingos” è “Mephistophilia”, molto emozionante e d’atmosfera. La tenebrosa “Side B” ci introduce alla seconda parte dell’album: “Coffin Break” si basa su un bel giro di basso pulsante e sulla consueta chitarra tagliente. La decisa “Death Waltz” è un altro brano molto convincente e con un vago gusto classiccheggiante: forse è un po’ naif ma la formula funziona. Il basso potente è sempre molto in evidenza  e le soluzioni, pur semplici, sono efficaci e cariche di un pathos cimiteriale La chiusura è affidata all’oscura e strumentale “Theme From Death And Flamingos”.

In definitiva Death And Flamingos conferma quanto sapevamo di Sopor Aeternus: si tratta però di un disco più diretto e meno prolisso e barocco rispetto a molta produzione passata e, nel complesso, è un buon lavoro.

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