Studi lovecraftiani 16

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A quasi 2 anni di distanza riecco la mitica rivista Studi lovecraftiani della Dagon Press di Pietro Guarriello giunta al sedicesimo numero. Si tratta di una pubblicazione che si rivolge a quanti non si vogliono fermare a un approccio superficiale del “corpus letterario” di H. P. Lovecraft ma che, anzi, siano interessati ad approfondirne il pensiero e l’estetica. Anche in questo fascicolo non mancano interventi di assoluto interesse: in particolare ho trovato particolarmente stimolanti i saggi di Leni Remedios L’orrore fenomenologico di H.P. Lovecraft e quello di Andrea Scarabelli I culti alieni di H.P. Lovecraft. Nel primo si parla delle influenze filosofiche di Lovecraft e, in questo caso, si fa riferimento a una possibile connessione con la fenomenologia di Husserl. E’ la dimostrazione di come sbaglino quanti si fermano alla superficie del “weird-tale” lovecraftiano senza indagarne gli “abissi nietzschiani”. L’articolo di Andrea Scarabelli analizza la sua poderosa mitologia aliena mettendo in rilievo gli agganci con la tradizione del Mito e del pensiero esoterico occidentale. Non tutti sono d’accordo con questo punto di vista – come per esempio Valerio Evangelisti – in quanto è noto come il Solitario di Providence fosse un materialista. Tuttavia trovo molto calzante il punto di vista del politologo Giorgio Galli che viene giustamente citato. Ecco le sue parole sull’argomento: “Lovecraft si definisce un materialista convinto. La sua celebre espressione “Cthulhu non è altro che un insieme di elettroni” pare deporre in questo senso. Però, e torno alla mia convinzione già spiegata prima, è anche attraverso scrittori come lui che riemergono quelle antiche culture che sembravano accantonate. Lovecraft si definisce un erede della tradizione scientifica, un materialista; tuttavia, un autore che cerca di raccontare ciò che racconta lui è evidentemente influenzato da quell’altro tipo di discipline già trattate…Sebbene egli stesso facesse fatica ad ammettere questi influssi, ciò non toglie che ci siano stati. In Teoria dell’orrore (Edizioni Bietti, Milano 2018) Lovecraft si riconnette ad antichi popoli che avrebbero vissuto in Europa prima dei suoi attuali abitanti, collegandosi così alle leggende sul “piccolo popolo”, il “Little Folk”. Lovecraft era influenzato da culture di questo tipo, che tentò di far coesistere assieme alla sua appartenenza alla rivoluzione scientifica.”

Fra gli altri  interventi ho trovato curioso ma, in ogni caso centrato, quello di Angelo Cerchi L’apocalittica in H.P. Lovecraft: I Miti di Cthulhu e la fine dei tempi: pur nella sua concisione Cerchi ha il merito di definire con l’aggettivo “apocalittico” la produzione lovecraftiana argomentando la sua tesi. C’è poi Renzo Giorgetti che ci presenta l’architetto “futurista” Virgilio Marchi e i suoi possibili agganci con certe suggestioni lovecraftiane: collegamento possibile considerando che si trattava di 2 figure dell’ arte del 900. Da segnalare anche Aristeas e Lovecraft di Claudio Foti, in cui si parla del’enigmatica figura di Aristea di Proconneso e del suo pseudoblion “Arimaspea”, quasi una prima incarnazione del Necronomicon. L’esperto Robert M. Price si concentra invece su La concezione di Lovecraft della blasfemia.

Riccardo Rosati con Lovecraft e la questione del razzismo mette in luce purtroppo tutti i fraintendimenti a cui è stato soggetto, soprattutto ultimamente, il pensiero lovecraftiano tanto che il World Fantasy Award ha deciso di ritirare il premio con la sua effigie. Basti pensare poi ai giudizi sprezzanti di Ursula Le Guin o di quanti, pur apprezzandone, i racconti, si trovino a disagio nel suo universo. Mi vengono in mente, in questo senso, Victor Lavalle e Kij Johnson. Si cita anche il noto saggio di Michel Houellebecq H.P. Lovecraft: contro il mondo contro la vita, volume controverso che, per la verità, io ho apprezzato. Probabilmente ha dato un’interpretazione troppo deformata di certe posizioni di Lovecraft – figlia più della “visione” della realtà dello scrittore francese – ma ha comunque ragione nel ritenerlo ostile al mondo moderno.

Per concludere segnalo poi la pubblicazione di alcune lettere – provenienti dal suo sterminato epistolario – indirizzate a Robert H. Barlow, personaggio tormentato ed importante nell’ultima fase della vita di Lovecraft. Da ricordare la loro collaborazione nel racconto “The Night Ocean”. Infine c’è anche spazio per la narrativa con “Il raggio nero” di Alessandro Forlani.

Studi Lovecraftiani si può acquistare richiedendolo a [email protected] o sul sito http://studilovecraftiani.blogspot.com/ o su Amazon (https://www.amazon.it/Studi-Lovecraftiani-16-saggistica-lovecraftiana/dp/1724185233).

Studi Lovecraftiani 16 – Rivista di saggistica e cultura lovecraftiana – Dagon Press – 121 pagine – Anno XIV – Inverno 2019 –

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