The Ossuary: Southern funeral

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L’arroganza dell’hard rock settantiano affogata nei liquami doom, l’edificazione di un suono grandioso, che si auto-compiace fino a rispecchiarsi nella forma che esso stesso a creato. The Ossuary non si limita a ripetere una formula, magari aggiornandola per guadagnarsi i favori di una platea più vasta, ma come pochi altri (Witchcraft, Graveyard) la scompone per poi ri-assemblarla prestando attenzione al dettaglio. Le canzoni dei quattro pugliesi possiedono la forza epica dei Grand Magus, ecco, se solo fossero nati più a Nord, in Scandinavia, qualcuno scriverebbe di ennesimo miracolo. Ma qui c’è concretezza. Southern funeral non sfianca l’ascoltatore rallentando il ritmo fino allo sfinimento, tutt’altro, “Under the spell” a questo proposito è paradigmatica di un approccio al dark sound passionale, coinvolto e coinvolgente. Un martellamento costante, implacabile, ed una dedizione esemplare ad una regola monastica interiorizzata da un collettivo quadrato; cresce Southern funeral brano dopo brano, fino all’impressionante apoteosi finale di “Shadow of plague”, compimento ideale del rito. Impressionante! Nessun fronzolo, una gestualità asciutta, otto brani e basta, cruda essenza doom. Un sound immaginifico ed immortale. Ribadisco, liturgia doom!

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