The Twilight Sad: It Won/t Be Like This All The Time

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Quinto lavoro per i Twilight Sad e il primo dopo il cambio di line up in relazione al batterista Mark Devine e il passaggio all’etichetta dei conterranei Mogwai. It Won/t Be Like This All The Time introduce qualche novità nello stile della band: la malinconia sconsolata che ne aveva fatto una sorta di alter ego dei migliori Cure cede oggi il posto ad un’attitudine più enfatica – e superficiale! – con una musicalità più aperta, forse, ma molto meno ‘elegante’ e sonorità assai più vigorose: un’evoluzione che, a mio avviso, ricorda pericolosamente quella degli Editors facendone paventare gli esiti. Ma non vogliamo abbandonarci al pessimismo, di fronte a un disco che, comunque, resta a un livello più che soddisfacente e regala vari momenti validi: l’ispirazione post- punk, le tastiere di Brendan Smith, la chitarra di Andy MacFarlane – che solo occasionalmente va un po’ troppo a ruota libera – e la voce da dolce ragazzo scozzese di James Alexander Graham sono in genere un gran bel sentire, come attestato anche dall’accoglienza piuttosto positiva ricevuta dall’album. Vediamo l’opener “[10 Good Reasons for Modern Drugs]”, traccia energica dai risvolti psichedelici ben sostenuta dall’impetuoso canto: esordio non privo di attrattive, benchè, neanche a dirlo, il pensiero vada inevitabilmente agli Editors. Subito dopo, troviamo la graziosa ma un po’ anonima “Shooting Dennis Hopper Shooting” e, a seguire, uno degli episodi veramente rilevanti, “The Arbor”: scenario romantico ma pervaso di un autenico afflato drammatico, belle, misurate note di chitarra e una melodia decisamente riuscita. Buon pezzo anche “VTr” – qui sono basso e parte elettronica a suscitare apprezzamento – mentre “Sunday Day13” rappresenta, in un certo senso, il ‘picco’ dell’originalità poichè unisce suoni morbidi meno ‘rockeggianti’ a briose fantasie ‘sintetiche’ e alla voce ricca di pathos. Poi, “I/m Not Here [Missing Face]” propone un’altra melodia gradevole che varrà la pena ascoltare live e, superata la chitarra irruente di “Auge/Maschine” e la lieve ridondanza di “Keep It All To Myself”, “Girl Chewing Gum” è l’esempio di una traccia di cui l’album poteva fare a meno; anche “Let/s Get Lost” non presenta, francamente, grandi spunti d’interesse. A concludere il disco, “Videograms”, il classico brano per tutte le stagioni, cupo e magnetico, che ci lascia terminare l’ascolto soddisfatti il giusto…

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