Black Tape For A Blue Girl: To Touch The Milky Way

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Torna Sam Rosenthal con il suo progetto Black Tape For A Blue Girl per un dodicesimo album di grande atmosfera. To Touch The Milky Way è un ulteriore, ottimo esemplare dello stile che da sempre caratterizza la band: scenari gotici a volontà, mood invariabilmente malinconico e sofferto ma con sonorità estremamente suggestive e originali, a volte visionarie, ma, comunque, sempre pregevoli. L’opener, lunga ben nove minuti, che, insieme alla seguente “Does Anything Remain?” forma una suite che ne dura quasi venti, esordisce con suoni lenti e cupi e tonalità vocali di forte pathos per addentrarsi sui sentieri più oscuri dell’intimità, alternando momenti eterei ad altri carichi di angoscia, con intermezzi di atmosfera ambient di portata letteralmente ‘cosmica’; soprattutto nel secondo brano, in cui è Danielle Herrera a cantare con accenti davvero emozionanti, il clima si fa sempre più tetro e i passaggi ambient acquistano un rilievo prezioso grazie anche all’harmonium magistralmente utilizzato da Rosenthal. La terza traccia, “In My Memories” costituisce una ‘parentesi’ di maggiore semplicità, una sorta di ballata per piano e voce – bellissima la prestazione di Michael Plaster! – mentre la più orecchiabile “The Stars” regala un momento di elegante, eterea malinconia; “On Some Faraway Beach”, già apparsa sull’Ep Blood on the Snow ripropone la magia di tastiera e archi, ‘gravida’ di sogni e memorie. Infine, dopo la morbida suggestione di “All Of The Things I Wanted”, ulteriore opportunità per Plaster e il suo canto accattivante, la title track, indiscutibile capolavoro dell’album, conclude con splendide note di piano, la chitarra elettrica struggente di Walter Holland e una parte vocale ancora una volta emozionante un disco importante, conferma e arricchimento di un valore già riconosciuto da tempo.

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