Bravata: Lead the sin

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Lead the sin corre veloce, con la sfrontatezza di chi sa che prima o poi tutto finirà e che quando accadrà non resterà che cenere. Anthem punk/glam che rievoca i fasti dei Dead Boys, con la benedizione di Johnny Thunders. “Rude”, il lato B di questo sette pollici memorabile, rallenta e si ferma a riflettere dinanzi alla lapide di Stiv Bators, con “The method to our madness” a girare nel mangiacassette. Va così, questo è Grande Rock, come deve essere e come sarà sempre, e cresce la curiosità, l’attesa per ulteriori nuove. Rimane la bellezza di questi otto minuti scarsi spaccati in due, l’esuberanza di un trio (il bassista suona pure nei Fading Rain, che conosciamo bene) che ha studiato i fondamentali e li applica come vuole. Produzione di Danilo Silvestri (Giuda), ma il suono è loro, assolutamente loro.

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