Science Of Disorder: Private Hell

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Il 2018 ha riservato uscite di rilievo anche agli amanti del metallo. Fra queste, l’ultimo album degli Science Of Disorder, band svizzera nata dalle ceneri dei Soulless, al secondo disco con Private Hell. Sull’energia che emana dalla musica del gruppo ci sono pochi dubbi e, del resto, i nostri sono stati fedeli agli stili estremi fin dai primordi della loro carriera: il vocalist Jérome T. è dotato di un certo piglio carismatico che non deluderà i seguaci del genere e lo stesso apprezzamento si può esprimere nei confronti dei chitarristi Steph e Lord Pelthor. L’opener “Carrions” illustra già appieno lo spirito abrasivo della band, con chitarre aggressive e ‘sovrane’, mentre il frontman si mostra disinvolto e all’altezza; la validità del pezzo è attestata anche dalla versione al piano che conclude l’album e regala, proprio in chiusura, tre minuti e passa di musica molto emozionante. Un po’ più avanti, ecco “Lava Girl”, brano radicale con basso e chitarra di prim’ordine e voce davvero imponente, ma non è male neanche l’adrenalinica e vagamente sinistra “Patient 18”, mentre in “Choke” è il batterista Maier a dare il meglio. Delle restanti cito ancora “Half a Life”, una tra le più tempestose e cattive e, poco dopo, l’impetuosa e cupissima “Mine”, mentre la title track strumentale è pervasa da un clima veramente apocalittico, a ricordare ai fan del genere che il metal è vivo, anzi, gode di ottima salute.

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