Trent Reznor & Atticus Ross: Bird Box

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Trent Reznor e Atticus Ross sono un team ormai collaudato per quanto riguarda le colonne sonore. L’ultima in ordine di tempo è quella di Bird Box, produzione Netflix con la regia di Susanne Bier: il film è tratto dall’omonimo romanzo del 2014 scritto da Josh Malerman e si avvale di un cast di rilievo, con la presenza di Sandra Bullock e John Malkovich. La critica, in verità, non è stata generosa nè con il film nè con la colonna sonora ma, di quest’ultima, vale comunque la pena parlare, poichè si tratta di un album certamente degno di interesse, che regge bene il semplice ascolto, indipendentemente dalla visione della pellicola. Lo stile adottato dai due è quello che abbiamo conosciuto nelle opere precedenti, in particolare il capolavoro The Social Network: del resto, proprio certe formule che tendono bene o male a ripetersi, soprattutto l’abbinamento di melodie al piano e interventi elettronici incisivi, hanno fatto parlare di assenza di ispirazione laddove, invece, emerge l’originalità della lettura che i due musicisti hanno saputo dare di un pellicola posizionata fra fantascienza e fantasy, interessante anche se non strabiliante. Già se prendiamo l’opener “Outside”, non si può negare la magia intima e raccolta delle note al piano che si insinua per minuti con inquietanti variazioni e aggiunte crescenti finchè, a metà del lungo fluire, una sorta di pausa non segnala il visibile incupirsi dello scenario con inserti elettronici decisamente angoscianti: direi che come esordio ci siamo. Poi, la grandissima “Undercurrents” riesce come poche altre a trasmettere uno stato d’animo ansiogeno e sinistro mentre “Looking Forwards and Backwards” torna ad un piano delicato e intimista intervallato, come d’abitudine, da vibrazioni di tipo diverso; “What Isn’t Anymore” offre un intermezzo teso e pulsante. Ma troviamo tensione anche nel piano di “Sleep Deprivation” che incede con tratti fantasiosi per lasciarci, alla fine, sospesi o, poco più avanti, nell’atmosfera pesante di “And It Keeps On Coming”, per non parlare della colossale “Close Encounters” pezzo letteralmente da brividi. Sono coinvolgenti anche i momenti al piano evocativi e un po’ velati, come “A Hidden Moment” o, ancora meglio, la conclusiva “Last Thing Left”, melodica e quasi lirica ma tuttavia intensissima: Bird Box si può dunque considerare un’ulteriore esperienza positiva per i nostri, dei quali si è letto che, nel 2019, pubblicheranno altre colonne sonore di notevole prestigio.

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