Albireon: La bellezza di un naufragio 1998 – 2018

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Quattro lustri. Un’enormità per una entità artistica che deve tener conto di una quotidianità che non è quella del musicista/autore professionista. Albireon: venti anni. Eventi che si succedono, esperienze che maturano, grani di sale che s’incrostano sulla liscia superficie della Memoria. E la Vita che pretende i suoi dazi. Strappare brandelli di Tempo e dal suo lento ed inarrestabile incedere agli affetti, alle amicizie, per dedicarli alla propria passione. Poter volgere lo sguardo all’indietro senza che il rimpianto possa nemmeno affacciarsi. Forse qualche rimorso, ma questo aiuta. Stimola. Chi in questi anni è stato accanto al complesso, inteso come singoli individui, avrà potuto condividere tanto. Magari pure rinunziare, accettare il compromesso. Ma abbandonare, mai! Ecco, lo Spirito dell’Artista. Che non svende nulla, tanto meno le emozioni. Ridere e piangere è la stessa cosa, diceva spesso mia nonna. Alla fine ti sentirai meglio, cambia solo la percezione del dolore che ti serra le viscere dallo sforzo. O che ti attanaglia l’anima.

 

La bellezza di un naufragio non è una semplice raccolta, un compendio di brani che per l’occasione indossano un abito nuovo. Quello buono della festa. Non è “solo” una celebrazione di un’epoca trascorsa percorrendo un comune cammino. C’è un inedito, ci sono gli ospiti (tanti, bravissimi) che prestano la propria voce, gli abbellimenti si fanno più ricchi, ma non v’è nulla del vuoto sfavillio che caratterizza operazioni analoghe. Evidentemente Carlo Baja Guarenti, Davide Borghi e Stefano Romagnoli avranno sentito la necessità di riassumente un’esperienza così profonda, di dare un significato tangibile, una prova del cammino percorso in comune. La polvere che si è depositata in tanti anni è quella che ricopre le ali della falena, non gli scaffali vuoti di una libreria abbandonata.

 

Solo duecento copie. Libretto di dodici pagine. Fotografie e lacerti di testo. Scarnificazione del tessuto fino a ridurlo alla sua essenza. Il collettivo innanzitutto. Ma personalità distinte. Un piano levigato, come quelle lastre di marmo rese ancor più lucide dall’azione degli elementi. In vece di rovinare, acquista nuovo corpo, nuova ed inedita lucentezza. Le note che si susseguono passo dopo passo. La bellezza di un naufragio è questo. Resistere alla tragedia, alla sua portata esiziale. Emergere dai marosi ed affrontare la sfida di una rinascita. Portare con sé il seme del proprio vissuto, per ricominciare ancora. Tutto apparirà più prezioso, perché tale è.

 

Poter compiere un passo come La bellezza di un naufragio è da fortunati. Perché anche il Fato vuol partecipare al gioco, gettare i dadi con noncuranza e poi computare il risultato, con spietata freddezza. Colui deciderà il Destino. Perché poco basta a spezzare la tela intessuta dal ragno operoso, e farci precipitare giù. Esserci ancora, dopo venti anni, non è banale. Ma non dipende solo da noi, per quanto gesti propiziatori possano assisterci. E’ una lettura diversa, attribuire a La bellezza di un naufragio la funzione di Opera riassuntiva ed anche e sopra tutto corale, impegnando e coinvolgendo i tanti intervenuti che con Albireon condividono una visione alta della Musica. Che non si piega, che guarda avanti con fierezza e consapevolezza del proprio messaggio. Che è fragile ma pure salda. Risoluta. Note come braci ardenti riattizzate dal ferro. O come onde che pigre si spengono sulla battigia. E che nel loro andare e tornare, nel loro moto perpetuo, modellano la sabbia. Svelando ogni volta un disegno novello.

 

Venti anni. 1998 – 2018. Brandelli di memoria che riaffiorano. Come assi strappate dai marosi allo scafo devastato dalla furia della tormenta che riemergono dall’acque intorbidite. Le decorazioni guastate, i colori graffiati via. Con pazienza ricuperate, ricomposte, ricostruite. La bellezza di un naufragio è il riprendere il cammino, perché tanto è ancora da compiere.

 

La descrizione del manufatto che, nella sua forma essenziale, integra i contenuti sonori del disco, non rende giustizia all’operato certosino di Marco Valenti. I suoi tratti semplici connotano La bellezza di un naufragio attribuendole un senso di continuità con “A mirror for ashen ghosts…” ed i titoli che lo precedono. Le forme, gli sguardi. L’elenco dei partecipanti poi è lungo. Non lo riporto non per pigrizia, quanto per rafforzare il senso di appartenenza di tutti al progetto, anche di chi non ne fa parte a titolo stabile. Un’azione collettiva, armonica, un unico ideale li guida pur mantenendo distinti e riconoscibili i caratteri di ogni uno. Ascoltatelo come volete, da soli od in compagnia, nel chiuso od all’aperto, in cuffia o meno. Ma fatelo. Ripulite la mente, prima.

 

Il sole contende ai nembi dalle varie tonalità di grigio lembi di cielo azzurro. I colori della primavera paiono più netti, più definiti i colori degli oggetti, mondati dalla pioggia che scivola ancora dall’alto in grappoli di gocce irregolari. Le coppie dei merli punteggiano il prato, strappano steli e brandelli di muschio. Per i loro nidi. Disputano ai passeri vivaci tozzi di pane che qualcuno ha gettato per loro. Tutto appare così bello… Ma per quanto ancora? “Figli di un dono così grande/E così fragile”.

Per informazioni: https://torredeirecords.bandcamp.com/
Web: https://totenschwan.bandcamp.com
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