Be Forest Live: Caracol Contemporanea Casa del Popolo

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Be Forest. Foto di Mrs. Lovett

Il concerto dei Be Forest ci dà l’opportunità di condividere la bella notizia della riapertura del Caracol, locale pisano che tanto ha significato per la piccola scena della nostra piccola città e, nella minuscola sede precedente, ci aveva offerto molte serate di grande musica. Dopo lunghe traversie che lo avevano costretto alla chiusura, il Caracol ha da pochissimo ripreso la sua attività in un’altra location più ampia e – diciamolo – più bella, decisamente più attrezzata per la musica, con un palco che non fa assolutamente rimpiangere quello dove, comunque, anni fa abbiamo visto esibirsi numerosi artisti, fra i quali, tanto per fare dei nomi, Lydia Lunch, Ulan Bator, Black Heart Procession e Zola Jesus. Così, dopo una riuscita festa di inaugurazione lo scorso 11 aprile, con un DjSet superprestigioso in cui si sono alternati personaggi di spicco del mondo musicale locale e al quale anche Ver Sacrum ha dato il suo contributo, ecco la prima serata live, con un concerto davvero importante.

Be Forest. Foto di Mrs. Lovett

I Be Forest sono ormai noti ai lettori di queste pagine, poichè li seguiamo fin dal secondo album Earthbeat. Nonostante le loro scelte, sempre improntate alla massima libertà di espressione e lontane dalle logiche commerciali, i tre si sono conquistati una discreta popolarità, tanto che di recente, dopo l’uscita del loro ottimo Knocturne , hanno potuto affrontare l’esperienza di un tour oltreoceano e, in patria, si sono fatti maggiormente conoscere grazie a una serie di date solitamente molto apprezzate. Il nostro giudizio sul disco è stato totalmente positivo: vederli adesso, a distanza di un paio di anni da una precedente occasione a Firenze – una performance, in verità, meno entusiasmante di quella di cui parliamo – e in una circostanza così lieta, è stata un’autentica soddisfazione.
Non essendoci alcun altro gruppo a introdurli, i tre sono stati praticamente le star della serata. Al centro della loro esibizione, come negli show di questo periodo, i brani dell’ultimo lavoro che – lo si è detto in sede di recensione – è da considerare, in un certo senso, l’album della maturità: denso, ispirato e di spessore, da ascoltare molte volte e per intero. Chi aveva avuto occasione di assistere ad altri concerti del trio, ha avuto il piacere di ritrovarlo qui veramente in forma. La sensazione che hanno destato, al di là di quel filo di riservatezza un po’ schiva che ha sempre contrassegnato il loro rapporto con il pubblico, è stata quella di una band tutto sommato a suo agio, sicura e consapevole delle proprie potenzialità senza cadere nell’autocompiacimento. I Be Forest hanno eseguito le tracce di Knocturne – questo era, infatti, il programma – con cura, si vorrebbe dire con amore: pur concedendo alla dimensione live la ‘potenza’ che ci si aspetta sempre – e la chitarra di Nicola Lampredi, intensa e, insieme drammatica, conferisce alla maggior parte dei pezzi l’impronta shoegaze che li rende così particolari – essi sono riusciti a mantenere l’atmosfera sognante che li caratterizza anche su disco, facendo sì che, persino nel contesto dinamico dello show, agli spettatori fosse consentito abbandonarsi alla magia della musica, condividendo con gli artisti la suggestione e l’incanto. Erica Terenzi, ‘sacerdotessa’ alla batteria, delinea magistralmente l’ossatura di ogni brano e interviene anche nella parte vocale ‘supportando’ occasionalmente Costanza Delle Rose che, come d’abitudine, canta con quel trasognato filo di voce mentre, assorta, tormenta il basso. Il chitarrista Lampredi, elogiato poc’anzi, dà il meglio di sè in episodi come “Gemini” e nel pezzo strumentale dell’album, e la sua interazione con il basso è ovunque impeccabile. Dopo le tracce di Knocturne, i tre regalano ai presenti qualche ‘saggio’ del passato, fra i quali ‘brilla’ soprattutto “Ghost Dance”, spesso proposta nei concerti per la sua efficacissima resa live: la serata si chiude piacevolmente e con piena soddisfazione del pubblico che, a gran voce, cerca di richiamare i nostri sul palco ma senza successo. Niente male come inizio: bravi Be Forest e lunga vita al Caracol!

Be Forest. Foto di Mrs. Lovett

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