Porn: The Darkest Of Human Desires Act II

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The Darkest Of Human Desires Act II è l’ultimo lavoro dei Porn, il gruppo del francese Philippe Deschemin, divenuto ormai un ‘capofila’ dell’industrial metal. L’album, come spiegato dalla stessa band, è incentrato sulla storia dell’ambiguo vocalist Mr. Strangler, di cui diceva anche il disco The Ogre Inside del 2017, e sugli impulsi negativi e segreti della sua natura, che si esprimono negli atti di violenza compiuti con i compagni: in sostanza si tratta di una sorta di concept dedicato al lato oscuro in ognuno di noi. Del resto, non deve sorprendere che, in alcune delle tracce, sia possibile ascoltare anche le voci di famosi assassini seriali come, Ed Kemper, Charles Manson, e altri. Sul piano musicale, i Porn restano fedeli alla formula che li ha sempre caratterizzati, che oscilla fra passaggi energici e ‘chitarrosi’ e momenti, invece, più melodici, che puntano all’emozione più immediata. L’opener “Choose Your Last Words” esordisce con impetuosa violenza, ritmica ossessiva e chitarra sferzante, accennando ovviamente all’‘anima’ metal dei nostri. Si colora maggiormente di ‘gotico’ la seguente “Evil 6 Evil”, riconoscibile per un riff accattivante, mentre l’energia ‘metallica’ prevale in genere anche in “Here for Love”, nonostante qualche punto tendente al pathos. Ma l’andamento si fa più moderato in “Tonight, Forever Bound”, una specie di ballata dalle sonorità semplici ma tutto sommato di notevole efficacia, dove il canto del citato Mr. Strangler, a tratti, riesce a farsi struggente, manifestando un toccante tormento e poi, “Remorse For What?”, riprende il tema con un riuscito – tesissimo – tessuto elettronico che fa da sfondo, fra l’altro, alle parole pronunciate da uno dei serial killer che tanto appassionano Deschemin. Da qui, si prosegue con un’alternanza di scenari: furia ‘metallica’ in “My Rotten Realm”, colori lugubri e ‘gotici’ in “Eternally in Me” – ma forse ancor più intensamente ‘gotici’ nella bella “The Radiance of All That Shines” – e pathos veemente in “Abstinent Killer”, per arrivare, poi, alla conclusiva “The Last Of A Million”, per vari aspetti più metal che industrial, che chiude in un clima oscurissimo un album che, ne siamo convinti, non deluderà i fan.

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