Evi Vine: BLACK​/​/​LIGHT​/​/​WHITE​/​/​DARK

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Torna il progetto inglese di Evi Vine con il nuovo album Black//Light//White//Dark. Divenuta ormai un riferimento per il genere dark, la musicista si avvale qui, ancora una volta, di una rete di collaboratori prestigiosi – menzioniamo Simon Gallup, Peter Yates e Martyn Barker – insieme ai quali confeziona un disco più curato ed essenziale dei precedenti, comunque pervaso di un pathos drammatico sconvolgente: un lavoro che punta l’attenzione sui lati oscuri dell’anima e sulla sofferenza insita nell’esistenza dell’uomo. Le atmosfere sono infatti cupissime, di certo in misura maggiore che nel precedente Give Your Heart To The Hawks e molti passaggi sono densi, espressione di una rabbia repressa, che la voce straordinaria ben trasmette, tanto da ricordare, in qualche occasione, lo stile coinvolgente di Chelsea Wolfe. Apre “I Am the Waves”, cui collaborano, appunto, Martyn Barker degli Shriekback e Geraldine Swayne dei Faust: lo scenario lineare è dominato dall’appassionata parte vocale e dalla chitarra intensa e vibrante, ma risulta decisamente tetro. Subito dopo, “Afterlight” riporta un ritmo più vivace, quasi palpitante, in un contesto fantasioso ma teso, mentre “Sabbath”, uscita anche come singolo, per circa nove minuti privilegia canoni gothic/dark: andamento solenne, canto ricco di pathos, e il basso, imbracciato da Simon Gallup dei Cure, insieme alla chitarra di Peter Yates dei Fields of the Nephilim, scandisce cupo le visioni funebri della vocalist… esperienza emozionante, da cui è difficile staccarsi; un elogio anche al video ufficiale del brano che, concepito in stile thriller, si rivela davvero magnetico. La seguente “My Only Son” propone un intermezzo più pacato con l’‘irruzione’ di uno splendido piano che anima di poesia il clima venato di tristezza, mentre “We Are Made Of Stars” si cimenta in insolite quanto intriganti sonorità sperimentali a tinte ambient. Infine, la bellissima “Sad Song No. 9” con i suoi undici minuti e passa di durata, conclude all’insegna dell’eclettismo e di una libertà sconfinata – ma fedele al verbo dell’oscurità! – un album di valore indiscutibile.

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