Julia Kent: Temporal

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Julia Kent è una musicista canadese nota nel giro rock sperimentale per le sue collaborazioni, fra gli altri, con il gruppo alternative rock statunitense Rasputina, con Teho Tehardo e con Anthony And The Johnsons. Sinceramente non conosco in maniera approfondita la sua produzione ma avevo avuto modo di vederla dal vivo a Torino, nel 2009, mentre accompagnava i Nurse With Wound durante l’esecuzione delll’ambizioso Soliloquy For Lilith, uno dei loro lavori più significativi. Il suo contributo fu molto efficace e ben si addiceva al contesto minimale e immobile di quell’opera. Ora esce il suo quinto disco intitolato Temporal: si tratta di un lavoro in cui lo spazio maggiore è occupato dalle sonorità del violoncello e dove, rispetto al passato, l’elettronica ha un peso minore. È una musica dalle sfumature grigie e cupe che descrive la visione malinconica dell’esistenza che ha quest’artista. È forse un disco che ha un maggior impatto dal vivo – in un contesto intimo – come ho potuto constatare di persona al Caracol a Pisa dove Julia Kent presentava Temporal. In studio la resa dell’ascolto può risultare un po’ fredda anche tenendo conto del fatto che queste composizioni sono state concepite come accompagnamento a spettacoli teatrali e di danza. In ogni caso la lunga e iniziale “Last Hour Story” – con i suoi timbri dai colori tenui – ci fa entrare subito nel mood pacato e triste del disco. La successiva “Imbalance” è più nervosa e vede la presenza dell’elettronica mentre “Conditional Futures” è, al contrario, eterea e onirica. La chiusura è affidata alle tetre note di pianoforte di “Crepuscolo”, una traccia spettrale e gotica che ci conduce in paesaggi nebbiosi e opachi. Disco non facile da gustare con calma durante pomeriggi piovosi e tristi.

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