La Janara: Tenebra

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Opera incredibile per profondità e per varietà, ancor più sorprendente considerando che Tenebra sancisce di fatto l’esordio del quartetto campano, votato ad un suono che accoglie nel suo seno elementi propri della tradizione orale tramandata nei secoli dai popoli dell’Irpinia che gli ha dato i natali. Indizi che La Janara aveva già rilasciato nei due demo pubblicati nel 2015 e due anni or sono, distribuito quest’ultimo ancora da Black Widow Records; si rinnova la comunione di intenti e di spirito fra etichetta e complesso che è tratto distintivo della missione che i genovesi praticano e che hanno rafforzato in anni di onorata attività. Definire canto i vocalizzi sublimi di Raffaella Càngero ridurrebbe il suo ruolo a quello di una qualsisia interprete; il suo fare fermo ci guida in questo cerimoniale impregnato impenetrabile mistero, altrimenti “Violante aveva un osso di capra” e “Volano i corvi”, incastonate come lucenti monili tra autentiche litanie doom occulte vedrebbero ridotto il loro fondamentale apporto al ruolo di mera pausa di riflessione, rifiatare per poi riprendere il cammino rinfrancati e vieppiù decisi. Sono (assieme ai lacerti acustici di “Cera”) episodi dotati di un fascino antico, risaltano tra il tumultuare di “Tenebra” (la canzone) e de “Il canto dei morti”, le quali sviluppano un tema doom classicissimo che la madrelingua esalta, essendo essa elemento fondante dell’affascinante corpus narrativo di Tenebra, l’uso dell’italiano è una scelta che implica una contezza che pochi osano od hanno osato assumere. Parole autorevoli parte di un linguaggio del quale la Càngemi si appropria con naturalezza e con il rispetto che si deve alla Tradizione (interessante il parallelo con gli Inkubus Sukkubus di Candia Ridley e di Tony McKormack). Tra rimandi al metal classico ed al prog, La Janara sviluppa una cifra stilistica già matura, dal respiro ampio, come nel finale appannaggio dell’epica cavalcata titolata “Ver Sacrum”, un segno del Destino… La Janara (e L’impero delle Ombre con essa) prende in consegna il lascito urgente (e ponderoso assai) dei Malombra dispersi, magnifico esempio della Scuola italiana del dark-sound. Leggete le liriche, mentre le note di Tenebra risuoneranno solenni, l’incipit di “Malevento” e la chiusura della citata “Ver Sacrum” (“…Irpinia fertile, ti chiamerò così”) rappresentano ben più di un omaggio dovuto alla fierezza della gente irpina. Un lavoro splendido e solenne contemporaneo nei suoni; la perizia degli esecutori, il contributo degli ospiti, calati nell’immaginario/reale evocato da La Janara e parte di un unico coagulo che rende l’iniziativa un insieme aperto, apportano ulteriore valore a Tenebra, ma la chiave di lettura irrinunziabile è la ricerca di sorgenti d’ispirazione antiche, della mistica paganizzante delle origini, dei rituali, della Storia della quale Irpinia è ricca. Altrimenti il rischio di non comprendere il rilievo di queste orazioni è reale, e sarebbe davvero commettere una negligenza. Non vi sono Templi adorni ad accogliere l’officio de La Janara, misterica creatura, bensì atri boschi celanti fra le loro ombre pratiche apparentemente cancellate dalla memoria. Che qualcuno però non dimentica.

Per informazioni: http://www.blackwidow.it
Web: https://lajanara.bandcamp.com/
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