Sólveig Matthildur: Constantly in Love

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Conosciamo Sólveig Matthildur come anima – e seconda voce accanto a Laufey Soffia – di uno dei progetti che seguiamo praticamente dagli esordi, il trio islandese Kælan Mikla: un gruppo tutto al femminile che ci ha fatto scoprire come, anche in paesi lontani dalle ‘scene’ tradizionali, esista un fermento musicale che sfocia in produzioni valide e originali. Le Kælan Mikla hanno ormai pubblicato quattro dischi e si sono meritatamente conquistate un pubblico appassionato: nel 2016 è dunque giunta la decisione, per Matthildur, di pensare ad una carriera solista che rispecchiasse un aspetto diverso della sua personalità, una sensibilità che fino a quel momento non era emersa. Ecco, quindi, dopo poco, l’uscita di Unexplained Miseries & the Acceptance of Sorrow e, quest’anno, di Constantly in Love. L’album contiene dieci tracce di altissimo livello più un remix – curato da Hante.! – presente come bonus nella versione digitale: si tratta di musica molto ispirata, a forte componente elettronica, sperimentale il giusto e al tempo stesso, pervasa da una sorta di oscuro romanticismo… se aggiungiamo una parte vocale di sorprendente carisma, il risultato è un ascolto affascinante e insolito. Si comincia con la bella title track, un brano synthwave a tinte trip hop, malinconico, onirico e di grandissima intensità. Subito dopo, “My Desperation” disegna uno scenario più cupo, la splendida trama elettronica riempie lo spazio e la voce assume tonalità sofferte, mentre la successiva “Your Desperation”, concettualmente legata alla precedente, ‘gareggia’ con quella per attitudine tenebrosa; la toccante “Tómas” abbandona le ombre a favore della dolcezza. Poi, “My Father Taught Me How to Cry” rappresenta un altro episodio intimista e ricco di pathos, che anticipa la drammatica “Constantly Heartbroken”, minimale ed eterea, e, soprattutto, il capolavoro “Dystopian Boy”, uscito anche come singolo, che oltre al suggestivo canto di Matthildur, si avvale dell’ottimo contributo di Deb Demure dei Drab Majesty e della sua inimitabile chitarra per un momento di assoluto, sognante lirismo. Ma è da menzionare anche la seguente “Utopian Girl”, che rafforza il clima onirico con un emozionante gioco di voci; infine, bypassato l’impianto inconsueto e ‘asimmetrico’ di “I’m Ok”, nata in collaborazione con Dylan Travis, ecco “The End”, che conclude con mood ‘atmosferico’ e liriche struggenti un album che, per quanto mi riguarda, ha già un posto nella mia personale classifica 2019.

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