The Rope: Lillian

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Tornano i The Rope, approdati al traguardo del full-length sotto l’egida della SwissDarkNights. Rispetto all’Ep Waters Rising, la band non devia dalla strada intrapresa: Lillian contiene, infatti, dieci brani di sano e solido gothic rock gestito con cura e senza sbavature, senza dubbio influenzato dai classici ma dotato di una propria sostanza: per questo è un ascolto assai gratificante per il pubblico di genere che, per fortuna nostra e dei The Rope, non accenna ad assottigliarsi. La chitarra di Browning fa il suo dovere, alternando passaggi impetuosi ad altri più ‘fluidi’, mentre la parte vocale a cura di Jesse Hagon è, ancora una volta, impeccabile. Si parte con “Eyes”, una delle anime ‘gotiche’ del disco, con chitarra e basso pregevoli e il ‘piglio’ tenebroso del frontman. Non male anche le seguenti, “Terminus” e “Given to the Gun” che ‘risuonano’ di reminiscenze ’80, mentre “Gravity” regala un piacevole e ben riuscito intervallo ‘meditativo’ in chiave wave che si potrebbe ascoltare all’infinito. Ma “Bridge”, classico pezzo da concerto, opta per sonorità stile ‘post-punk revival’ un po’ anonime anche se non sgradevoli mentre la title track, uno degli episodi migliori, torna con successo alle tinte oscure e sia chitarra che vocalist danno il meglio per intensità e pathos; non meno valida, subito dopo, “Dying Days” in cui l’atmosfera si addensa drammaticamente e la chitarra è davvero straordinaria. In “Now You Know”, poi, sono le tonalità del canto ad emergere, talvolta in momenti più cupi e profondi, altrove in esplosioni di appassionata energia. Infine, bypassata la ‘gotica’ foga di “Lead”, l’album si conclude con la tetra ma vigorosa malinconia di “Again”, degno finale di un lavoro di certo soddisfacente.

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