Tornano Hélène de Thoury e Amandine Stioui aka Minuit Machine con il terzo album e, ovviamente, le aspettative erano alte. La decisione di separarsi e, dopo poco, quella di riunirsi ancora una volta, aveva lasciato i fan disorientati, tanto più che la carriera delle due francesi – soprattutto di de Thoury con il suo progetto Hante. – pareva comunque progredire felicemente. Il nuovissimo Infrarouge si riallaccia direttamente alla formula nella quale le musiciste in effetti eccellono, mantenendone alta la qualità all’interno di un genere che, ultimamente, sembra un po’ ‘paralizzato’ e in cerca di ispirazione. Il lavoro include dieci brani coldwave, alcuni intensi e oscuri, altri distinti da ritmi ballabili, nessuno dei quali scadente o banale. Lo dimostra subito l’opener “Chaos”, pezzo decisamente ‘vincente’, caratterizzato da un’efficace trama elettronica e scandito da basso e drumming dinamici mentre la parte vocale appare davvero ammirevole; “DRGS”, per quanto tetra, si attesta su ritmiche vivaci, e “Prey/ Hunter” opta per suoni sinistri e ‘minacciosi’. Poi, “Empty Shell”, nonostante l’andamento sostenuto adatto al dancefloor, è dominata da un’atmosfera cupissima in cui echeggiano passaggi vagamente ‘cinematici’ e “Ballet” ‘sprofonda’ letteralmente in un tenebrosa malinconia. Superato quindi il freddo – ma convenzionale – scenario di “98” e le visioni nere e depresse di “Fear Of Missing Out”, troviamo “Sacrifice”, che contiene una delle migliori prestazioni vocali di Stioui; la seguente “I Am A Boy”, nuova versione della traccia già presente nell’EP Blue Moon, con le bellissime liriche e i suoni più nitidi e curati, si conferma pezzo valido e coinvolgente. Infine, “Forgive Me For My Sins” conclude con sonorità consistenti ma pervase di tristezza un album di notevole pregio.