The Foreign Resort: Outnumbered

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Trio originario di Copenhagen, i The Foreign Resort – Mikkel Borbjerg Jakobsen, Morten Hansen e Steffan Petersen – hanno di recente pubblicato Outnumbered, un album che colpirà i nostalgici della New Wave dritto al cuore. La band è in attività fin dal 2009, i nostri non hanno mai nascosto le loro preferenze musicali e le loro influenze sono ampiamente riconoscibili: i Cure, in primis, ma, in certi momenti, anche gli Smiths o i Modern English. Outnumbered, però, non è pura e semplice imitazione: gli undici brani che lo compongono, tutti invariabilmente pervasi da un mood malinconico e tenebroso, sono caratterizzati da suoni tanto moderni quanto emozionanti. Il basso energico incide consistenti linee sulle trame sonore, la chitarra ora sinuosa, ora più vigorosa, disegna melodie generalmente accattivanti e il vocalist Mikkel Borbjerg Jakobsen sa decisamente il fatto suo, come si nota fin dall’opener, “In Gloom”: qui, la ritmica ‘nervosa’ e la chitarra ‘penetrante’ contornano il canto efficace in uno degli episodi migliori del lotto. Subito dopo, comunque, troviamo un altro pezzo degno, “Burn in the Night”, ove soprattutto emerge la bella chitarra wave di cureiana memoria a delineare uno scenario incontestabilmente anni ’80, mentre “Summer” regala due minuti circa di sognante abbandono senza parole, ma dalle tinte assai oscure; “She is Lost” e “Clouds”, invece, ‘restituiscono’ suoni ’80 con brio e freschezza. Delle restanti tracce voglio menzionare l’ottima “Obsessing” e il suo basso ‘brillante’ – ma lo è anche la parte vocale – e ancora “Fall”, breve come “Summer” ma altrettanto coinvolgente mentre la conclusiva title track chiude in stile Cure un album certo degno di nota.

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