Conny Ochs: Doom folk

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“Dark tower”, una torre nera che si staglia all’orizzonte. Gli elementi irosi la hanno modellata, a guizza di un dito ischeletrito puntato contro il cielo, in mezzo del deserto. Nel nulla del quale costituisce un muto punto di riferimento e monito allo stesso tempo. E’ il tributo di Conny Ochs a Chris Cornell, ed è il brano di apertura di Doom folk.

Conny Ochs ha collaborato con Scott Weinrich. Con uno dei padrini del doom americano. Ha una carriera lunga alle spalle, avendo iniziato a comporre ed a suonare giovane. Ha sviluppato uno stile proprio, che attinge alla grande tradizione del folk americano, quello degli spazi smisurati, dello sguardo rivolto sempre avanti, alla prossima meta da raggiungere. Del doom ha raccolto le pietre tombali abbandonate lungo la strada polverosa aperta dai pionieri. La sua è una narrativa discreta, pare fragile, anche se non lo è. Tutt’altro, non si spezza, anche se sa che lungo il percorso ci sarà il tempo per piegarsi. E per poi riprendere il cammino. Vuole raccontare le sue storie, Conny Ochs, e lo fa ricorrendo ad impianto sonoro dalla struttura semplice, ma non per questo povero. Non v’è furore elettrico a scuotere i dodici brani di Doom folk, a che serve se chi canta usa tanto fervore (il magnifico affresco di “Gun in the cradle”)? Ma gli strumenti fanno sentire la loro presenza, pur lasciando il proscenio alla voce. Bella, magnetica, sofferta, quella di Conny Ochs, che con Doom folk firma una delle sue opere migliori. Se vi piacciono i Nomotion, poi, non potrete rinunziare ad “Oracle”!

Per informazioni: facebook.com/connyochsmusic
Web: http://www.connyochs.com
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