Deepshade: Soul divider

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Caratterizzato da un suono moderno ed avvolgente, Soul divider è disco godibile che verrà apprezzato da un ampio range di ascoltatori. I tre di Wigan (che WormHoleDeath Records si è giustamente affrettata a firmare) si affidano ad uno schema essenziale: la batteria detta il ritmo, seguita prontamente dagli altri strumenti e dalla voce di David Rybka. Nessuna forzatura, scorre fluido Soul divider, l’opener “Airwaves” costituisce solo il primo passo, le sorprese non mancheranno, fra tastiere imperiose (“City burn”) e chitarre indomite. Le vibrazioni grunge di “Ganzua” e di “Sad sun” offrono un sicuro approdo a vocals lamentose ed ad un impasto denso, con echi degli Alice in Chains a fare da non troppo velato sottofondo. Ma Soul divider assembla componenti diverse, lo conferma la psichedelia liquida di “Lonely man” che chiama in causa i Porcupine Tree “cosmici”, anche se il tasso di classe rispetto al progetto di S. Wilson è ovviamente inferiore. Azzardo, mi giuoco pure la carta Incubus, per quella tendenza al radiofonico (ruffiano perché no?), ma non trattasi di mossa di comodo (e Rybka gigioneggia atteggiandosi al Bono crooner), altro titolo degno di menzione è lo space-rock di “Maryland”, numero otto della scaletta, che bel basso. Non ci annoia Sould divider, ancora U2 in “Monster”, qui magari si poteva fare meglio, eppoi la title-track che ho lascito per ultima, travolgente pezzo corale, summa perfetta delle diverse anime del gruppo fuse in un tutt’uno epico. E’ questa la natura dei Deepshade, hanno prodotto un’opera varia nei contenuti espositivi ma omogenea in quanto a qualità, una graditissima sorpresa!

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