Hapax: Monade

0
Condividi:

Gli Hapax sono ormai una garanzia: siamo al loro terzo lavoro e, di nuovo, non possiamo che usare parole di apprezzamento e soddisfazione. Monade è un album raffinato e seducente, che si inserisce nella discografia del gruppo come momento di sviluppo di caratteristiche che fanno parte da sempre della sua musica, senza tuttavia avere il sapore del già sentito, bensì attestando maturità, padronanza dei propri mezzi e volontà di sperimentare soluzioni diverse. Come in passato, i contenuti hanno un grande rilievo, in quanto stavolta è l’incomunicabilità, all’interno di una concezione estremamente pessimistica, al centro della riflessione dei nostri. Chiaramente le atmosfere sono sempre oscure e densamente malinconiche – un’attitudine dark che non è certo una posa – e la voce di Mozzillo ha il carisma che conosciamo, ma se, da un lato, gli orizzonti tendono ad ampliarsi, il songwriting sembra divenire ancora più intimo e personale, senza reprimere quella passione e quel pathos ‘mediterranei’ che solo in apparenza contrastano con scenari musicali costantemente popolati di ombre e rappresentano uno degli elementi vincenti della formula Hapax. In verità, nessuno dei dieci brani di Monade può essere definito di poco conto. Si comincia con l’intensa “Creature Of Distance”, le cui ‘iridescenti’ sonorità elettroniche  fanno pensare, per qualche aspetto, ai Simple Minds dell’età d’oro ma, grazie principalmente alla forza del canto, esprimono tutta la consistenza e la profondità di un anima tormentata. Subito dopo, lo splendore di “Elegy”, con la sua accattivante malinconia sulla scia di una chitarra fluida e di una voce che emoziona e, ancora, “Parallel Words”, pezzo dal ritmo vivace, praticamente perfetto per i dancefloor più dark; “Shining Lover” trabocca di pathos e oscurità non meno che di eleganza. In “Bewildered”, invece, prevalgono decisamente le tenebre, in un paesaggio ove quasi ci si smarrisce e anche le tonalità del canto suonano sofferte ma non prive di un filo di mistero, mentre “Truth Or Lie” torna a ritmiche energiche e a contesti danzerecci. Da segnalare inoltre la bella trama elettronica di “The Game of Devotion” e l’impostazione un po’ solenne e dolorosamente cadenzata di “Sacred”, il cui mood depresso si prolunga in “Sacred, Pt.2” e nel suo andamento grave: qui la chitarra acquista un ruolo insostituibile e i colori divengono ancora più cupi e vagamente misticheggianti. Infine la sorprendente title track regala una breve incursione in insolite sfere cosmiche, con bellissimi suoni di sconfinata ampiezza che lasciano intuire la volontà di ‘saggiare’ nuovi ambiti, finora inesplorati: esattamente l’atteggiamento che ci aspettiamo da quello che, al momento attuale, vogliamo indicare come uno dei progetti italiani più significativi della scena che seguiamo.

Per informazioni: https://swissdarknights.bandcamp.com/album/monade
Web: https://www.facebook.com/hapaxband/
Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.