Mayfair: Frevel

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Li avevo persi di vista, anno 1995, “Die Flucht”; il nuovo incontro è segnato da una proposta radicalizzata nell’esposizione (hanno adottato il cantato in lingua madre) e da una immutata inclinazione alla sperimentazione. Frevel potrebbe apparire disco ostico, anche se il primo impatto di “Evil Christin” tutto è fuorché devastante, essendo quella di apertura una traccia dall’ossatura robusta stemperata da una melodia di fondo che ne riduce il potenziale “eversivo”. Poi è investigando a fondo che Frevel rivela il suo vero volto, quello di un’opera autenticamente alternativa, nel senso nobile del termine. Il suono è volutamente diretto, i Mayfair hanno fatto ricorso ad una registrazione “live” per non disperdere il potenziale espressivo, assecondati dalla produzione dell’ex-membro Little Konzett operata all’interno dei suoi Little Big Beat Sudios di Eschen, Principato del Lichtenstein. Loco che evoca paesaggi ameni che stridono palesemente col risultato finale, essendo Frevel moderno nei suoi contenuti e non solo per i vocalizzi isterici di Mario “le fate”. Poi dopo “Hinter dem Leben” ed “Ungetakten” ecco approdare alla quiete bucolica di “Himmel in Gefahr”, canzone che affonda le mani nella rena dei settanta per trarne vigore ed ispirazione. Ma è solo una sosta, il cammino riprende impervio, sostenuto dalla sezione ritmica fantasiosa e sempre pronta ad operare svolte improvvise, sulle quali s’inserisce la chitarra ad acuminare il suono, a rendere ancor più intricata la trama. Eppoi il tedesco il suo bell’effetto lo fa. “Hitze” è impregnata di quegli umori hard-rock che costituiscono il marchio personale di rEnE, il chitarrista, “Der Teufel” pulsa con il basso che ne scuote le fondamenta, “Atme (Frevel)” è enigmatica, pare voler nasconderci qualcosa, “Annelise” è teuto-rock purissimo, è quasi un genere a sé, ed i Mayfair giocano sul sicuro; “Phosphor” è leggerina sono in apparenza, fate attenzione al lavorio instancabile degli strumenti, impegnati in una eccellente prova corale, poi “Das Ufer hat Zeit” ci culla col suo incedere da ballatona crepuscolare, accompagnandoci all’epilogo di Frevel, anche nel finale i Mayfair non smentiscono la loro natura di veri anticonformisti del pentagramma. Non è un “sacrilegio” quello perpetrato in questi undici episodi, che ricalcano una concezione di musica che forse non è più di questi Tempi, lo è nella volontà di far emergere i propri impulsi, la propria personalità, sfidando l’omologazione imperante. Trenta anni di carriera (la loro prima demo “Live for the king” è datata 1989), e sono ancora qui. Come dargli torto, possono permetterselo, questo Frevel.

Per informazioni: http://www.facebook.com/mayfairbrigade.official
Web: http://www.mayfairbrigade.com
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