Il Signor Diavolo di Pupi Avati

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Il ritorno al cinema gotico da parte del regista Pupi Avati, a 12 anni dal non molto riuscito Il Nascondiglio, prende vita con l’intento di far riassaporare al pubblico quelle atmosfere indimenticabili che hanno fatto la storia del nostro cinema. Pellicole che tutto il mondo ci invidia per la loro originalità e per quell’atmosfera magico-disturbante che le caratterizza. Su tutte: La Casa Dalle Finestre Che RidonoZeder. Due capolavori imprescindibili per ogni amante della settima arte.

L’ottantenne Pupi Avati ha cercato, in questa fase della vita, di ritornare alla dimensione fanciullesca della paura, tramandata oralmente nei racconti che gli adulti facevano ai ragazzi nel dopoguerra. Storie gotiche che spillavano linfa dal territorio padano, dalla superstizione e dalla predominante presenza della Chiesa nelle comunità.

Ne Il Signor Divolo veniamo così catapultati nel dopoguerra, per essere precisi nel 1952, guidati dal personaggio di Furio Momenté (Gabriel Lo Giudice), giovane funzionario del Ministero di Grazia e Giustizia, inviato in quel di Venezia per indagare sulla morte di un ragazzo di nome Emilio (un inquietante Lorenzo Salvatori), ad opera del suo coetaneo Carlo (Filippo Franchini), convinto che in Emilio alberghi il Diavolo. Momenté dovrà cercare di manlevare le responsabilità della Chiesa nell’omicidio di Emilio: Carlo sembrerebbe essere stato infatti plagiato, nelle sue convinzioni, da uomini del clero, nello specifico un sacrestano (uno strabiliante Gianni Cavina) e una suora. Emilio infatti è figlio di una forte esponente della Democrazia Cristiana in Veneto, una figura in grado di veicolare tanti voti, pertanto diviene indispensabile, come si dice in questi casi, fare di necessità, virtù.

Ma durante la ricostruzione dei fatti, i misteri che verranno a galla saranno molto più forti dei soggetti coinvolti.

Pupi Avati, avvalendosi come sempre della preziosa collaborazione, in fase di sceneggiatura, del fratello Antonio Avati, colpisce nel segno, regalandoci 86 minuti di pura magia, impreziositi dall’ottimo lavoro svolto in fase di montaggio dal regista horror Ivan Zuccon e dagli effetti speciali del maestro, nonché regista, Sergio Stivaletti (artefice dello splendido ed ingiustamente sottovalutato Rabbia Furiosa, ovvero la versione non patinata dei fatti del “Canaro della Magliana”).

Avati con questa pellicola torna fisicamente sui luoghi dei sui esordi gotici, girando in quella Piccola Venezia che ha il nome di Comacchio, in provincia di Ferrara, i cui territori sono magistralmente ritratti dalla splendida fotografia di Cesare Bastelli, e decide di avvalersi, come di consueto, degli attori a lui più cari. Rivediamo così sullo schermo Lino Capolicchio, questa volta nelle vesti di un prete, Alessandro Haber e Andrea Roncato.

La pellicola è pervasa da un senso di magica inquietudine, in grado di catturare il coinvolgimento dello spettatore, rompendo egregiamente il duro scoglio della sospensione dell’incredulità, grazie a quella vena fiabesca che la persuade e ammanta dal principio alla fine. L’epilogo, inaspettato e tremendamente efficace, non può che lasciare estasiati al termine della visione.

Il Signor Diavolo è una pellicola che deve essere vista e rivista, perché come è noto, il diavolo di nasconde nei dettagli, e nelle sfumature di questa opera è racchiusa la sua maestosità.

Tanto di cappello Maestro.

 

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