Midsommar di Ari Aster

0
Condividi:

Ari Aster torna dopo il grande successo ottenuto nel 2018 con Hereditary, film che a dire il vero non mi ha catturato più di tanto e che reputo sopravvalutato, con Midsommar.

La trama è straordinariamente semplice e lineare: Dani, vive un trauma molto forte legato all’omicidio dei genitori, causato dalla sorella, anch’essa suicidatasi in occasione dell’omicidio dei parenti. Di punto in bianco la ragazza si ritrova ancora più debole di quanto caratterialmente non sia, e questo si ripercuoterà sul rapporto, di già precario, con il suo ragazzo Christian. Questi sembra quasi legato alla ragazza più da un sentimento di carità che di amore.

Nonostante quindi una situazione sentimentale molto debole, Christian decide di invitare Dani in Svezia, presso la comune di un suo compagno di univeristà, per trarre interessanti spunti e/o preparare, assieme ad altri due colleghi e compagni di stanza, la tesi in antropologia. Il ragazzo è forte della convinzione che Dani, non accetterà mai l’invito. Mai previsione fu più sbagliata…

Giunti in Svezia, i ragazzi conoscono i membri della comune e lo spettatore viene catapultato in un qualcosa di assolutamente affascinante e ammorbante, che il sottoscritto non aveva mai esperito in precedenza.

Parlare di un horror è assolutamente riduttivo e forse anche ingiusto, perché la pellicola non fa paura e non impressiona più di tanto. A parte qualche scena un po’ forte, non ci sono momenti di tensione o tutti quegli inutili jumpscare pretestuosi, che spesso invadono inopportunamente le pellicole più becere che circolano nei cinema.

Midsommar è un film che gioca alla luce del sole, utilizzando i suoni, la musica e la danza come una droga allucinogena da somministrare allo spettatore, per scaraventarlo in un mondo allucinato, senza via di uscita.

Stiamo parlando di un capolavoro? Impossibile dirlo. Questa pellicola avrà infatti una schiera di detrattori che la tacceranno di essere ridicola, giudizio tutt’altro che veritiero, almeno per tutti coloro che non riescono a guardare al di la di un palmo dal proprio naso.

Un film privo di difetti quindi? No, assolutamente. La durata, 147 min., potrebbe spaventare i più, ma se ci si lascia coinvolgere senza pregiudizi, le due ore e mezza trascorreranno senza alcun problema.

L’unico vero, imperdonabile difetto di questo film è la scelta di un attore, quello che interpreta Christian, purtroppo. Tal Jack Raynor. La sua espressività penalizza un personaggio che sicuramente avrebbe meritato molto più spessore, rispetto alla poca profondità, ma purtroppo tanta ilarità che invece suscita (inaccettabili le sue espressioni, in qualsiasi contesto, per non parlare del rituale di accoppiamento…).

Questo difetto avrebbe potuto uccidere il film, che invece, forte di una solidità abbacinate, dovuta alla combinazione precedentemente esposta, riesce egregiamente ad emergere dal triste panorama cinematografico di genere, odierno.

Vi consiglio di andarlo a vedere assolutamente al cinema, sarà un’esperienza unica.

Ultima notizia interessante: la versione home video dovrebbe avere una trentina di minuti in più.

Ari Aster, questa volta, tanto di cappello.

Condividi:

Lascia un commento

*

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.