She Pleasures Herself: XXX

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Il secondo album dei She Pleasures Herself non riserva grandi sorprese. L’act portoghese sembra saldamente assestato su sonorità postpunk dal sapore decisamente ‘antico’, piacevoli all’ascolto per chi si senta legato a quello stile ma da archiviare nel calderone del già sentito da chi abbia sperato, dopo l’accoglienza non sfavorevole di Fetish, in una qualche evoluzione. XXX contiene undici brani ancora una volta connessi a oscure tematiche erotiche, come era stato il caso del precedente lavoro. Si incomincia con “Ich Bin Dead”, uno degli episodi più riusciti, che unisce ad un ritmo serrato tutti i possibili ingredienti ‘gotici’ e un canto dai toni profondi: caratteristiche che lo rendono adatto principalmente alle piste. La seguente “Obscure” ricalca all’incirca lo stesso schema ma con risultati meno felici, mentre “Private Hell”, che si avvale del valido contributo dei nostri Ash Code, opta per una formula ‘wave’ più fantasiosa e, simultaneamente, rivela un più incisivo tocco  di ‘cattiveria’. Dopo la convenzionale “Darkroom”, troviamo la bella “Ghost Wave”, forse la traccia più originale e con la melodia più gradevole, cui hanno collaborato i Crying Vessel, ma da qui in poi risulta difficile segnalare altro: ci limitiamo quindi a indicare la vivace “25 Whores”, l’aggressiva “Visions” e la conclusiva “Disposable”, che chiude con il più tenebroso degli scenari un album da non demonizzare, ma di certo un po’ scontato.

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