Tanzwut: Seemannsgarn

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I Tanzwut non danno ascolto all’età e proseguono imperterriti prendendosi gioco di tutti, e come dare loro torto potendo esibire cotante salute e verve? Guai a sottovalutarli, però, le apparenze possono ingannare! Seemannsgarn è il disco numero undici di una carriera giunta al compimento dei venti anni, chi avrebbe azzardato tanto per un progetto nato come spin-off dei Corvus Corax, dai quali ricordo che ereditarono il nome prendendolo pari pari dal titolo di una canzone della band titolare? Che poi la formula sia sempre la stessa, ripetuta con teutonica fermezza, poco importa se i risultati si attestano su tali livelli, loro e gli Eluveitie (con i dovuti distinguo) si spartiscono il bottino, agli altri restano gli avanzi. “Reden ist Silber” è l’anthem perfetto, tanti ne hanno composti fino ad oggi, viene da chiedersi quanti ne scriveranno in futuro, ma ai loro fedeli va bene così, perché tradirli? Eppoi è lo spirito che Teufel e compagni esibiscono a fare loro da salvacondotto per la gloria imperitura: l’epica di “Ich bin der Nachtwind”, il canto del guerriero stanco che non si piega, del veterano che sprona i novizi, la cavalcata eroica di “Der Puppenspieler”, la chiamata alle armi di “Herrenlos un frei”, titolo quanto mai eloquente, questi sono i Tanzwut, questa è la “loro” musica. “Gib mir noch ein Glas” (presente in due versioni, la seconda ospita Kaerbholz) e “Francois Villon”, invocazioni alla vita senza freni, all’Arte espressione del genio e del libertinaggio. Sfrontatezza ostentata che cela un animo indomito che è irrobustito dal talento. Alla prossima, certi di ri-trovarli ancora così.

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