Virgin in Veil: Permanent Funeral

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Terzo album per i Virgin in Veil, che, come nel caso dei precedenti, ci regala una discreta botta di vita. I finlandesi si mantengono infatti fedeli allo stile che li ha resi famosi, tuttavia le loro atmosfere risultano ora più ‘diaboliche’ ma meno scatenate, concedendo occasionalmente spazio persino alla malinconia, forse ‘confermata’ dalla maggiore presenza del synth rispetto al passato; i testi, come sempre forti e significativi, stavolta sono incentrati su problematiche connesse alla malattia mentale, un tema che il frontman Jacques Saph pare conosca per esperienza personale. La prima traccia di questo Permanent Funeral, “Vapors”, è un ‘intro’ di poco più di un minuto di sonorità inquietanti e sinistre, che anticipa la pregnante “Shattered Glass”: qui la chitarra sferzante, in cui le reminiscenze punk sono ben percepibili, e la ‘sfrontata’ voce di Saph ‘straziano’ letteralmente le orecchie. Subito dopo, “Serpents” è un’autentica ‘iniezione’ di sottile crudeltà dai risvolti apocalittici, mentre “Kiss/Kill” è caratterizzata da ritmica più sostenuta ma, tutto sommato, da una melodia meno ‘cattiva’; in “Ventriloquist”, invece, prevale una rabbia tetra e dolorosa. La successiva “Darkness at Noon” riecheggia ancora una volta la tradizione punk e il sound dei precedenti lavori, diversamente da “78 Nightmares”, che introduce un scenario amaro e angoscioso, ‘fustigato’ da una chitarra che non trova pace; in “Into the Abyss”, insieme al cupo rimbombo del basso e alle voci indefinibili, dilagano ansia e smarrimento. Infine, il mood ‘velenoso’ di “Self-Destruction” e l’andamento trascinante di “Still Life” concludono degnamente un album che, nel panorama attuale del deathrock, merita di certo un posto di rilievo

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