En Declin: A possible human drift scenario

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A possible human drift scenario restituisce a tutti noi il piacere dell’ascolto della bella musica. Contrasta questa mia affermazione col titolo? Ma no, se è compito dell’Arte redimerci dalla bruttura, offrirci un riparo ideale che sia però al contempo spunto di riflessione per proseguire nel cammino corroborati dalla sua viva forza.  

Uno dei dischi più belli di quest’anno che lentamente scivola verso il suo epilogo. Frutto della completa maturazione del terzetto romano (ancora mutamenti nella line-up, ma la sostanza non muta), pronto ad accogliere nel suo seno creativo quanto di meglio espresso dalla scena cosiddetta “alternativa”, vocabolo al quale sono ancora affezionato evidentemente, dato l’uso che ne faccio. Un suono che si frange e si ricompatta, s’allontana e s’appressa, disegnando sulla mota segni che presto muteranno forma, si dilegueranno sotto la forza dell’onda (“Das Eismeer”). Leggeri come il volo della libellula. La forza espressiva di “Domino/Consequence(dal quale sono trascorsi dieci anni) amplificata, rinnovata, laddove ancora erano evidenti segni di potenziale affinamento, questi sono stati assimilati, inglobati in un suono denso e plasmabile. A tratti è un’impronta di staticità ad inserirsi come uno strato di sabbia sottile nel costrutto armonico di A possible human drift scenario; rafforza la narrazione ove per altri la renderebbe pesante ed offre all’ascoltatore uno spunto ulteriore di lettura. Quando non si esercita il ritmo sostenuto, il rischio dell’allentamento dell’attenzione è reale, ma gli En Declin ne sono coscienti, e si sono dotati delle contromisure del caso, così il lirismo di “Gea”, le sue chitarre eteree, il percussionismo defilato, il tocco delicato del basso si uniscono a formare una piccola sinfonia aliena, dream rock che affresca uno spettacolare paesaggio crepuscolare. Segue una palesemente più nervosa “Caronte”, ecco che dall’ingresso principale entrano gli A Perfect Circle, ed è il canto sublime di Maurizio Tavani ad incidere ora sul tessuto del brano; fa tesoro della tradizione (quel gusto italiano che tutti ci riconoscono del quale noi quasi mostriamo remora), coniugandola al presente, gli inserti in lingua madre sparsi con parsimoniosa cautela sono esibiti con sicurezza, non vengono celati sullo sfondo, come mero orpello. La cover di “Another day in Paradise” (Phil Collins) non regge però il confronto con “While my guitar gently weeps” incorporata sul disco precedente; è questione di originale, perché l’esecuzione è altresì impeccabile, trovo che il motivo firmato da G. Harrison sia semplicemente più “nelle corde” degli En Declin, ma preciso che trattasi di mia personalissima interpretazione.

  

Maurizio Tavani (voce), Andrea Aschi (chitarre) e Marco Campioni (batteria). Loro sono i fautori di A possible human drift scenario che vi invito ad ascoltare in cuffia, isolandovi se possibile da quanto vi circonda. Fatelo, dall’apertura “It’s time to give it the boot” alla citata “Another day…”. Le sue progressioni, gli attimi di calma apparente, gli A Perfect Circle di primi due dischi ed i Klimt 1918. E molto altro ancora. Una produzione impeccabile ed una band che possiede inventiva e propensione alla composizione. Opera dal respiro internazionale.  

 

 

 

 

Per informazioni: http://www.facebook.com/endeclin
Web: http://www.mykingdommusic.net
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