Final Coil: The world we left behind for others

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Il rischio è che i volonterosi Final Coil da Leicester, UK, vengano inseriti da qualche distratto/pigro nel novero delle band dedite alla contemplazione estatica del suono tooliano. Errore, considerando la varietà e la consistenza messe in campo dall’ormai terzetto nella finalizzazione del suo secondo disco (a soli due anni peraltro dal convincente esordio “Persistence of memory”), dal titolo invero estenuante. Qualità nella scrittura e precisione nell’esecuzione, ed ecco che la lunga title-track che ci congeda coi suoi undici minuti scarsi di note avvolgenti e cantato partecipe (che Phil Stiles può e deve perfezionare) instilla in noi il dubbio che tanta potenzialità non sia stata ancora espressa da Stiles/Stiles/Awdry. E che possiamo attenderci ulteriori prove di assoluto valore. Ma non esageriamo, The world we left behind for others è sì un’ottima prova, nel lodarla oltre misura si rischierebbe però di “bruciare” qualche carta. Quegli americani ci stanno, perché non ispirarsi quando si può farlo, ma anche l’ubbia da Seattle ed uno strato della fuliggine rilasciata delle fabbriche delle Midlands, se ce ne sono ancora in uso. The world we left behind for others è questo e tanto altro, e soprattutto la sua ossatura è costituta da belle canzoni come “Scattered dust”, “The last battle”, “keeping going”  ed “Ashes ashes”. Ma sarà la breve “One more drink…” a trascinare il vostro animo nel limo della mestizia più tetra, un sentimento dal quale non facile è fuggire amplificato in “Imaginary trip”. A volte nelle durate ridotte si misura la vera grandezza di un gruppo: creare quella fugace sensazione di pausa, di rallentamento. Un’illusione magnifica, una fuga illusoria. I Final Coil meritano la nostra stima.  

 

Per informazioni: http://www.wormholedeath.com
Web: http://www.finalcoil.com
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