In Aevum Agere: Canto III

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Presidia con fermezza l’ala epica del doom Bruno Masulli, e lo fa dal 2004 sotto l’egida di In Aevum Agere, progetto giunto con Canto III al secondo capitolo lungo della sua discografia. Opera meditata e “preparata” con cura certosina (la precedettero due ep il primo dei quali risale a cinque anni or sono), stante anche il concetto lirico sottostante, è evidente, ma non scontata, l’ispirazione tratta dalla dantesca Divina Commedia. Canto III è incardinato su una seria di brani possenti, evocativi, circonfusi da quell’alone mistico che solo il doom più autarchico ed incompromesso sa generare. I riferimenti stilistici rimangono ovvi ma tale è il trasporto che Bruno infonde nella sua creatura che a questi non si bada più, sufficienti saranno i primi minuti d’ascolto a fugare ogni perplessità in merito. Perché questo è il doom, apparentemente statico, fedele ai suoi dogmi fino all’ossessione, e proprio per questo così affascinante, così puro. La foga della title-track, il lento e compassato incedere di “The great refusal (Ignavus)” e di “Anti-Inferno/Limbus Animae”, il finale maestoso affidato alla corrusca “Voices of my solitude” dichiarano l’adesione all’unico archetipo riconosciuto, i Candlemass, ma Canto III non si limita alla celebrazione reiterata e fredda del rito. L’esposizione del tema prescelto come fondamenta di Canto III avviene con ascetica perseveranza, memore di quanto codificato dai Trouble e da tutti quei complessi che in questa musica, in questo stile cercarono risposte ai loro dilemmi. Piersabato Gambino (basso) e Claudio Del Monaco (batteria) forniscono una solida base al band-leader, il quale è dotato di una voce esemplare e di un chitarrismo “classico”. Nessun orpello, solo sostanza.

 

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