Inkubus Sukkubus: Lilith rising

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La longevità degli Inkubus Sukkubus è un indizio del quale è opportuno tener giusto conto all’approcciarsi di ogni nuova pubblicazione a nome dei McKormak. Alla base v’è un rapporto solido, che è sicuramente un elemento fondamentale. E l’adesione incondizionata ad uno stile di vita, ad una componente ideale che compenetra intimamente il contenuto delle opere che negli anni si sono succedute con una continuità che trova riscontro in pochi pari. Anno dopo anno, disco dopo disco, fino giungere ad una esposizione riconoscibilissima, identificabile fin dalla prima nota. La voce di Candia, l’apparato strumentale solido e stratificato, quello lirico, quello visivo, un tutt’uno compatto, ed il rispetto per la Tradizione, orale e scritta. Britannia di ieri e di oggi, il passato come fonte di ispirazione, ma la lucida analisi del futuro non viene risparmiata. Anche quando le aspettative volgono al fosco (il monito della conclusiva “Who made the monster” e lì a dimostrarlo, a ricordarci che siamo noi la principale causa dei nostri istessi mali), e la fiducia vacilla. Retorica? Anche quella, perché no? Ma può risultare un esercizio necessario. Per acquisire lucidità, visione, consapevolezza. Come un rituale pagano che si rinnova di anno in anno, nei boschi della Contea di Chester.

Quali variazioni apporta Lilith rising all’impianto narrativo degli Inkubus Sukkubus, alla loro personale concezione della composizione? Ben poche, ma tra le note emergono dei significativi distinguo (la solenne “On the blood red sea” guidata da una voce ispiratissima che la rende quasi “liturgica”). Un affinamento dell’impianto, della struttura, che nell’alternarsi di brani veloci ed altri più riflessivi trova una sua ragione precisa. L’ennesimo rituale officiato da Candia e Tony, questo è il nuovo Lilith rising. Ancora Lei, demone e Dea, fianco a fianco della Grande Madre. La delicata lirica di “Back to the wild woods”, il filo che lega gli Inkubus Sukkubus alla scuola inglese, quella dei Fleetwood Mac dai quali Mick Mercer fece discendere il gruppo di Cheltenham, con Candia a reggere il confronto con una maestra come Stevie Nicks, padroneggiando una autorevolezza guadagnata grazie alla costanza. Brano che segue ad una furiosa “Angels of darkness & light”, una di quelle cavalcate imperiose che solo il miglior gothic britannico sa offrire (e se l’ascoltate con attenzione risalirete fino al sottovalutato “Vision thing”! Di chi lo sapete, se leggete Ver Sacrum). Stesso dicasi per la title-track che funge anche da brano di apertura, svolgendo l’incarico con perfetto tempismo: è la dichiarazione d’intenti, la finestra spalancata sul futuro immediato, condensato in ulteriori undici tracce che alimentano l’epopea. Non mancano gli episodi tipicamente Inkubus Sukkubus, entra in scena il violino di Nick Gibbs, “Amongst the stone angels”, “Styx” e “The world below the world” sono lì per voi, adoratori di questo ensemble che mai ha tradito le aspettative dei suoi devoti, mai. C’è qualcun altro capace di competere? Non credo. E’ questione d’empito, d’impulso creativo, e non è certo elemento secondario. “The Ruardean bears” si fonda su d’un evento accaduto nell’aprile del 1889 a Ruardean, Gloucestershire, e consolida il legame forte che lega gli Inkubus Sukkubus alla loro terra. Il finale riserva due tracce diverse nello spirito: la lenta e compassata, velata di mestizia “At the tree at the lonely place” e la più rabbiosa “Who made the monster”. Ci lasciano così, sospesi sul filo di questa traccia che è allo stesso tempo una domanda che rivolgono a tutti noi, la pretesa della verità. Le risposte le troviamo nella storia di un complesso che non si limita a produrre dischi per alimentare la propria discografia, per costruire un mito, bensì quella di una coppia che non si risparmia, che non bada alle mode. Ha senso oggi pubblicare un disco come Lilith rising? Sì se ci si chiama Inkubus Sukkubus, anche se può suonare “antico”, datato, ma questo può far loro piacere, è questa la loro intenzione. Abbiamo aggiunto un ulteriore tassello che sarà utile per comprendere la portata della loro opera complessiva, che ulteriori prove che seguiranno Lilith Rising aiuteranno a meglio definire.

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