New Model Army: From Here

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“we can’t go back to uninvent the wheels that we ride”

È finalmente uscito il quindicesimo album in studio dei New Model Army, a tre anni di distanza dal fantastico Winter, in tutta probabilità il mio loro album preferito dai tempi di The Love of Hopeless Causes – pubblicato nel lontano 1993 – e le aspettative erano comprensibilmente elevate; facendo seguito ad un album per me difficile da emulare, come sarebbe stato il loro nuovo lavoro? Si sarebbe mantenuto allo stesso livello o si sarebbe necessariamente rivelato deludente? E in questo caso, quanto deludente? A differenza di alcuni dei loro album precedenti, questo è stato scritto e registrato in pochissimo tempo: a quanto sembra è stato composto in soli 2 mesi, dopodiché la band si è chiusa in uno studio situato su una piccolissima isola norvegese, dove le registrazioni sono state ultimate in nove miseri giorni in tutto. L’idea era di conferire al lavoro un sound e un’atmosfera unici e particolari, influenzati dall’ambiente circostante: il paesaggio ruvido e tetro di un’isola non lontana dal circolo polare, composto quasi esclusivamente da acqua, neve e roccia e in uno stato di costante cambiamento per via del periodo dell’anno in cui il gruppo vi si è recato (la prima metà di marzo, alla fine del lungo inverno norvegese e quando i primissimi segni della primavera cominciavano ad apparire). In questo senso i New Model Army hanno sicuramente centrato l’obiettivo; l’album è uniforme in termini di paesaggi sonori e delle atmosfere che evoca, ed entrambi si legano bene con i temi portanti che permeano le canzoni: cambiamento (non sempre necessariamente in meglio), movimento, viaggiare e il passare del tempo. Come sempre, ho dovuto ascoltarlo diverse volte prima di poter anche solo cominciare a formarmi un’opinione a riguardo e anche adesso, a due settimane di ascolto quasi costante dalla sua uscita, non posso affermare con sicurezza che detta opinione non cambierà più nel tempo, soprattutto quando avrò ascoltato i nuovi brani durante il tour dei prossimi mesi (la band da sempre il meglio di sé sul palco ed in molti casi in passato ho ‘compreso’ completamente un pezzo solo dopo averlo sentito suonare dal vivo). Detto questo, posso dire con una certa sicurezza che, sebbene ritengo non raggiunga (ancora, per lo meno) le vette di Winter non ne sono affatto deluso: From Here è un album solido, contenente dodici validissimi brani suonati e arrangiati in modo superbo che si susseguono e intrecciano perfettamente tra loro; i testi sono come al solito intelligenti e poetici e come detto trattano principalmente di cambiamenti (delle persone come delle cose), visti attraverso le prospettive di spostamento fisico e passare del tempo. I miei brani preferiti al momento sono i due singoli, “Never Arriving” e (soprattutto) “End of Days”, oltre a “Where I am” e “Watch and Learn”, queste ultime probabilmente le tracce più tipicamente NMA dal punto di vista del sound e della struttura. Se volessi proprio essere pignolo e trovare qualche difetto potrei dire che non sembrano esserci vere e proprie ‘hit’, canzoni che ti entrano in testa immediatamente e non ne escono più; e forse un paio di tracce sono un pelo più lunghe di quanto avrebbero potuto essere. Ma niente di tutto ciò impedisce di godersi l’ascolto, né diminuisce il valore dell’opera in alcun modo.

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