Psycho Kinder: Un disegno infantile/All'ombra di metafore

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Psycho Kinder ritorna e, di nuovo, la sua proposta è diversa dalla precedente. Si vorrebbe quasi dire che dal tenebroso intimismo e gli scenari oscuri di Diario Ermetico siamo passati, con questo singolo scarno ma sempre molto coinvolgente, ad una specie di sogno ad occhi aperti con immagini che sembrano fluttuare fra le nascoste ‘camere’ della coscienza. Sul piano della musica, il merito va a Lino Capra Vaccina, l’odierno ‘compagno’ di strada, che amplia e differenzia l’ambito di esperienza di Alessandro Camilletti, abile ad avvalersi, ancora una volta, della collaborazione di un musicista quasi mitico, icona dell’avanguardia italiana. Lino Capra Vaccina, nella sua lunga carriera, ha fatto parte, fra l’altro, dei leggendari Aktuala che, nonostante la loro breve vita, sono tutt’oggi ricordati da molti, oltre ad aver lavorato con artisti del calibro di Battiato, Camisasca e Claudio Rocchi, tanto per fare qualche nome. Vaccina ha ripreso di recente a pubblicare album ritenuti pregevoli dagli specialisti e, soprattutto, a esibirsi dal vivo. Camilletti ha individuato in lui la personalità adatta a ‘tradurre’ il suo attuale stato d’animo e ha saputo interessarlo al progetto Psycho Kinder. Sono nati così i due brani del singolo, i cui testi testimoniano di una sorta di inversione di tendenza nell’ispirazione di Psycho Kinder: parole sempre minimali, ermetiche e profondamente personali ma, stavolta, meno cupe e negative. “Un disegno infantile” nasce, come ci ha svelato lo stesso autore, da una camminata solitaria lungo un corso d’acqua, all’interno di un paesaggio naturale: proprio la visione della natura, abbinata, come idea, alla sensibilità infantile, sembra aver schiarito gli umori abitualmente assai tormentati del nostro giovane poeta che tuttavia non rinuncia a rappresentare la pace di quel quadro con la serietà un po’ solenne che caratterizza la sua voce. Lino Capra Vaccina, qui, sta al ‘gioco’: note ‘atmosferiche’ dai colori onirici, un quieto errare del pensiero fra suoni curiosamente luminosi e un pianoforte lieve, passaggi lirici che rimandano al ‘cosmo’. Il testo di “All’ombra di metafore”, la seconda traccia, appare ancor più soggettivo e complesso, incentrato com’è sulla relazione, stavolta armonica, quasi ‘ricomposta’, fra l’autore, la sua intimità e la realtà tangibile. La musica si fa interprete anche di questo dualismo, facendosi ‘criptica’ e fortemente variegata, alternando note chiare e distese a occasionali ‘boati’, mentre il piano incede con andamento fantasioso, un po’ ‘svagato’: uno scenario dal sapore ambient, meno ‘pacificato’ dell’immagine naturale di prima ma neanche angoscioso o opprimente. Psycho Kinder ci lascia così, in un astratto quanto espressivo spazio, con sensazioni oscillanti fra leggerezza ed estasi… a chiederci quale sarà la prossima tappa del suo viaggio.

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