Tool: Fear Inoculum

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E se l’attesa del disco, fosse essa stessa il disco?

Ho riflettuto diverse volte sul come presentare l’ultima sudatissima fatica dei Tool, Fear Inoculum, caratterizzata da un’attesa che si è protratta per più di una decade, tra voci di scioglimento e smentite, rapimenti alieni e compagnia cantante. Poi, un giorno, mentre sto passeggiando per raggiungere la mia auto e recarmi a casa, pronto ad accendere lo stereo per gustarmi questo album sulla strada, ecco che mi esplode in testa la molto più che sciocca frase posta in apertura.

Ora il punto è: si tratta davvero di una frase così sciocca?

Nel caso specifico risponderei: “Tutt’altro! Il tempo è galantuomo.”

Che la band statunitense non sia mai stata il massimo della simpatia, possiamo fermamente sostenere, sia una questione fuori discussione. Che sia sempre stata oltre, dal punto di vista del marketing, rispetto a tante altre realtà musicali, è un dato inoppugnabilmente di fatto. Ma tredici anni, dico, sono davvero un’eternità! E se l’album fosse una chiavica colossale, sai lo sputtanamento?

Così, con una vendita on line esauritasi a suon di record, per un prezzo anch’esso a suon di record, il fantomatico album ha frantumato la classifica di billboard piazzandosi al primo posto e, udite udite, n.2 anche in Italia.

Cosa è successo?

Chi è appassionato sa bene che certe operazioni ti chiamano. Nessuno di noi, all’atto della messa in vendita dell’opera, avrebbe scommesso un euro su una riuscita tanta eccelsa (in realtà acquistandolo ne abbiamo scommessi molti di più).

L’inserimento in catalogo, dell’intera discografia della band, sui noti siti di musica in streaming, a dire il vero un po’ mi ha sia turbato che incuriosito.

“Perché mai i Tool avrebbero dovuto abbracciare un cambio di rotta così radicale rispetto al passato?”

“Devo forse aspettarmi una nuova versione della band, ovvero la 3.0?”

Con il “3.0” volontariamente farò storcere il naso a molti lettori. Per chi scrive i Tool di Opiate non sono i Tool. Quelli di Undertow e AEnima sono i Tool 1.0. Quelli di Lateralus e 10,000 Days, i miei adorati Tool 2.0.

Così quando arriva il pacco, apro la sontuosa confezione, rimango estasiato dall’estetica del successore di 10,000 Days, per la cura di realizzazione che vale il prezzo investito e, perché no, anche per il display che proietta video molto curati accompagnati da brani strumentali.

Infine il momento dell’ascolto dell’album.

Mai come prima i Tool stravolgo la forma canzone nei 7 brani che popolano il full lenght. Musica che non va fruita on line, impossibile farlo, impossibile apprezzarla attraverso i canoni moderni di ascolto mordi e fuggi. Mi rendo subito conto che l’aver messo gli album in streaming sia stata una grandissima provocazione. Fear Inoculum è un album che va vissuto, fruito attraverso i tre sensi di udito, vista, tatto, a cui vanno aggiunti i due metaforici, per un album, di gusto e olfatto.

Fear Inoculum profuma di nuovo, di moderno e il ripetuto ascolto causa assuefazione, ha un sapore di qualcosa che è invecchiato meravigliosamente per 13 lunghi anni, e ci è stato versato nel momento migliore possibile.

Ben tre strumentali sono state rese disponibili, assieme all’intero album on line tramite download (sito e codice presenti nella confezione), perché fisicamente il cd non poteva contenerle.

I brani monster per lunghezza, scorrono fluidi e magnetici, sprigionando un magico equilibrio tra potenza ed eleganza, come mai prima d’ora.

Assolutamente perfetta la parte ritmica generata da Chancellor e Carey, veri mostri d’arte, impreziosita dall’assurdo lavoro chitarristico di Jones, ma questo era non solo prevedibile, ma dovuto.

E la voce di Keenan? Ho letto molte scemenze a riguardo. Si parla di un Keenan giù di corda, che ha perso potenza, che canta poco in questo album… Nulla di più fuorviante. La mia impressione è che tutto sia volutamente al posto giusto, soprattutto il lavoro di sottrazione fatto da Keenan, in grado di far esplodere la reale forza dei brani con cristallina lucidità e consapevolezza.

Fear Inoculum è un diamante alieno che si è posizionato sulla terra, rasenta la perfezione, un punto di non ritorno per il significato della parola “Arte”. Ho la certezza assoluta che i Tool 3.0 siano qualcosa di inarrivabile, come che saranno soltanto un pungo di mosche coloro che avranno il coraggio di storcere il naso, ovvero coloro che ritengo che AEnima sia il loro capolavoro non solo, come per il sottoscritto, un grandissimo album.

De gustibus…

Chiudo facendo una cosa che mi mette in grossa difficoltà, ovvero scegliere il meglio di questo album.

Vi do due nomi: Pneuma e la conclusiva 7empest.

Se non lo avete ancora acquistato, spero per voi in una versione cheap standard, visto che la limited è esaurita ed i suoi prezzi stanno lievitando, ma trattandosi dei Tool, non ci scommettere il famoso euro.

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