Twelve Thousand Days: Insect Silence

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Martyn Bates è un personaggio che si è costruito, nel corso degli anni, un’aura quasi leggendaria. Per certi aspetti la sua ricerca musicale non è così lontana da quella intrapresa da David Tibet con i Current 93. Entrambi folgorati dalla stagione punk si sono poi evoluti abbracciando l’industrial e il folk. Bates è noto per i suoi trascorsi con i mitici Eyeless In Gaza e poi per aver intrapreso una sfolgorante carriera solista nel solco di un folk cristallino ed etereo impregnato da un’atmosfera senza tempo. Sicuramente da segnalare la sua poderosa trilogia Murder Ballads in collaborazione con Mick Harris all’insegna di un isolazionismo estremo. Ora Bates rispolvera un vecchio progetto come quello dei Twelve Thousand Days diviso con Alan Trench, quest’ultimo noto per i suoi trascorsi con gli Orchis e per essere stato il fondatore della World Serpent Records. Il disco – intitolato Insect Silence – è bellissimo e rappresenta un grande ritorno di questi artisti. Lo stile è un neo-folk che ricorda molto certe cose dei Sol Invictus ma che ha una vena sotterranea, elettrificata e psichedelica come si può ascoltare fin dall’iniziale “Death Went Fishing”. In 3 brani troviamo testi del vecchio bardo Yeats – “Mad As The Mist”,  “A Coat” e “Arrow” – a conferma dell’interesse di Bates per la letteratura irlandese (in precedenza si era focalizzato su James Joyce in Chambers Music). In “Invoke Hecate” ci sento molto i Sol Invictus più ispirati mentre “Old Ladies And Birds” rilegge il folk revival inglese con un tocco orientaleggiante e psichedelico. Ma il pezzo forte del disco è sicuramente la lunga “Pathless”, un viaggio mistico e conturbante in regioni oscure. È un brano molto intenso che iniza in maniera folk e si dilata all’infinito fino a diventare elettronico e minimale. “Descent” si inoltra invece in territori occulti ed esoterici con un organo spettrale molto orrorifico. “Arrow” è un altro brano folk di una purezza cristallina mentre la chiusura del cerchio è affidata a “Red And Golden Fire”, sperimentale ed enigmatica. A mio avviso siamo di fronte ad un grande disco che non dovrebbe assolutamente mancare nella collezione di ogni appassionato di neo-folk soprattutto in un periodo storico in cui il genere latita da tempo. Disponibile su Bandcamp: https://finalmuzik.bandcamp.com/album/twelve-thousand-days-insect-silence.

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