Antipole: Radial Glare

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Radial Glare esce a due anni dall’esordio e a quasi uno da Perspectives, una raccolta di pezzi della band capitanata da Karl Morten Dhal remixati da altri musicisti, opera resa possibile dalle doti umane di Karl e dai contatti che Paris Alexander ha grazie al suo studio Blue Door.

Questa nuova opera, uscita per la tedesca Young and Cold (etichetta abbastanza recente, ma con un catalogo eccellente), è certamente una candidata al “miglior album dell’anno”, grazie alle potenzialità, al talento e al suono unico e inconfondibile di questa band anglo-norvegese che nel giro di pochi anni è riuscita ad imporsi tra i un gruppi di punta della scena attuale, almeno all’estero.

L’album è composto da 11 tracce (9 per la bellissima versione in vinile blu petrolio trasparente) dalle quali si irradia nell’etere il bagliore di una musica profonda, caratterizzata dal modo, personale e inconfondibile, come una “firma sonora”, di Karl nell’usare il riverbero della chitarra, creando echi infiniti, che si espandono come cerchi nell’acqua fino a raggiungere il cuore dell’ascoltatore.

“Decades Apart” è aperta dalle tastiere di Paris, che qui duetta con i vocalizzi di Eirene tra gli arpeggi di chitarra di Karl, in un pezzo pregno di fascino e tensione emotiva, rappresentata dalla sezione ritmica, veloce, ma più nervosa che ballabile.

“Syndrome” è caratterizzata da un meraviglioso doppio tempo grondante emotività e profondita, e forse per questo è stato scelto di lasciare in primo piano la voce maschile, anche se anche qui Eirene appare nei refrain. Da applauso il finale dove i bpm aumentano, insieme all’impatto emotivo.

“Memorial waves” ha un intro minimal-esotico, sul quale si inseriscono come echi remoti, quasi a rappresentare sonoramente le onde del titolo che portano memorie e racconti lontani, le voci e la chitarra.

In “Part Deux” si possono apprezzare in pieno le potenzialità vocali di Eirene, la cui voce qui è profonda, piena di intensità e pathos fantasmagorico.

“Hyoscine” è ipnotica, come un sogno, o un pensiero che occupa la mente senza lasciare posto ad altro. Tutto concorre sintonicamente a creare quest’effetto: il testo formato da poche frasi ripetute con enfasi, quasi come una supplica, e la chitarra che ripete vorticosamente i suoi riff.

“Le moment” ci trasporta in una sorta di ghost story musicale, con le voci che suonano lontane o come echi, e la base ritmica e la chitarra oscure ed ossessive.

“Divine” soddisfa le premesse ultraterrene suggerite dal titolo: la chitarra e i synth usano delle scale più alte, solari, mentre la voce di Eirene suona arcana, come quella di un’antica Dea che si manifesta agli umani con il suo canto.

“Everything (feat. Mark Levis)” suona come un “amore oscuro” e la dolcezza di queste note, malgrado la tristezza di fondo, mi fa pensare che si può nuotare in acque profonde, abissali, con a fianco la persona giusta.

“Here I am” è il follow up ideale del pezzo che lo precede nella scaletta: suona quasi come la risposta della persona che si immerge con noi, che ci sorregge, e ci chiama per non lasciarci annegare. Una canzone romantica, ambientata nei giochi d’ombre tra l’oscurità dell’anima e la luce dell’amore, che la chitarra di Karl sembra invocare e rappresentare.

“July Supine” è una perla che il nero rende rara e preziosa: una sezione ritmica intensa, intrecci tra chitarra e tastiere e la voce di Eirene che spazia, mantenendo intatta la carica emotiva, dalle tonalità profonde a quelle più alte e dolci.

“1983” chiude con una dolcezza venata di malinconia quest’album che è un capolavoro frutto delle affinità di quattro artisti.

 

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