Codice EGO: Meraki

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Attraversavo la città, di notte. La strada un nastro nero partito da strisce bianche, le luci che scorrevano, insegne di locali, di negozi, semafori lampeggianti. Qualche automobile, ombre fugaci, marciapiedi sgombri.  La radio trasmetteva John Coltrane.
Il mood intimista che caratterizza le dieci tracce strumentali (fanno eccezione brevi inserti parlati e rade voci muliebri) che compongono Meraki m’hanno fatto riandare a quella ormai lontana esperienza. Aggiungendovi un elemento esotico che collego al Sylvian dell’ultimo (ormai alquanto esteso temporalmente) periodo. Quello che Ivan Principato e Dario Pellizzari praticano è un esercizio di sottrazione. Di non facile soluzione, più “comoda” soluzione è riempire, saturare, stordire. Non è scarna, “povera” la loro tessitura, bensì prosciugata dell’inutile, del non-necessario. L’ascolto in cuffia permettere di apprezzare sfumature tenui che rendono sfocati i contorni, poi ad un certo punto il tono sale, la porzione di “Jeanne” spezza l’omogeneità, interviene a scompaginare i pensieri, e “Charles” accentua il ritmo, attraversata da una lama di chitarra che rimane quasi sottotraccia. Le luci ora abbagliano, si potrebbe rimaner storditi, ma i due compositori sanno come si gestiscono le emozioni. La loro Musica è fortemente descrittiva, è una colonna sonora, quella della nostra vita, potresti anche non accorgertene, ma è sempre presente. Pause ed accelerazioni, il crepuscolo che si fonde con l’alba, l’incanto di un’opera d’Arte.

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