I vampiri di Charles Nodier – 2a parte

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Dopo la prima parte, pubblicata qualche giorno fa, presentiamo qui la conclusione del saggio di Lady Vardalek sui romanzi vampirici di Charles Nodier, il tutto impreziosito dalle illustrazioni dell’autrice. 

 

Lady Vardalk: Paletto

Infernaliana

Dopo i fantasmagorici vampiri psichici di Smarra, o i demoni della notte, eccoci arrivati a quelli “popolari” di Infernaliana.

In questa raccolta di novelle fantastiche Nodier presenta le storie di vampiri di origine settecentesca per inserirsi, quasi un secolo dopo, nel dibattito sull’argomento e suggerire (nella prefazione cita Voltaire, e lo riprende anche nella parte finale, “Facezie sui vampiri”) un atteggiamento “illuminista”, razionale, che vede la superstizione come leva di potere usata dalla Chiesa (in particolare quella Greca, secondo le fonti usate da Nodier) sui popoli dell’Est Europa.

Mutatis mutandis, si potrebbe osservare una similitudine d’intenti anche nei suoi romanzi “massonici”, scritti anche questi al ritorno in patria dall’Illiria, Jean Sbogar (1818) e Mademoiselle de Marsan (1832), nei quali Nodier racconta storie di carbonari “in odor di satanismo”, eroi popolari dall’aspetto vampiresco che trovano nelle forze conservatrici i loro nemici (e, in effetti, all’epoca, la questione dell’anti-massoneria era propugnata dalla Chiesa Cattolica e sostenuta dagli Imperi), e che sono quasi un’anticipazione del futuro vampiro “sovversivo” del Novecento. 

Sappiamo, per giunta, che Nodier parte per le Province Illiriche con il preciso intento di verificare sul campo le leggende sui vampiri. Leggende che ha già trovato proprio negli scrittori settecenteschi, uno dei quali viene citato nella prefazione a Infernaliana: è l’abate benedettino Augustin Calmet, autore della Dissertazione II, Sopra quelli che ritornano dopo morte col proprio corpo, gli Scomunicati, gli Oupiri, o Vampiri, Brucolachi ec. (1746-49), debitrice di quella precedente (1739) del Davanzati e ben nota a Gerhard van Swieten, autore delle Considerazioni intorno alla pretesa magia postuma per servire alla storia de’ Vampiri (1755), una relazione sul tema preparata per l’Imperatrice Maria Teresa.

Per conoscere i vampiri di Infernaliana e ricostruire, al contempo, una breve storia delle credenze sul vampirismo diffuse nell’Europa dell’Est, andiamo in ordine cronologico e partiamo, quindi, dalla Dissertazione sopra i vampiri, il trattato di Giuseppe Davanzati, arcivescovo di Trani, composto e divulgato in manoscritto alla fine degli anni Trenta del Settecento e stampato a Napoli appena nel 1774.

Il trattato è ispirato da un colloquio riservato dell’autore con il cardinale Schrattembach, vescovo di Olmutz, che all’epoca si trovava a Roma. Il cardinale, come racconta Davanzati medesimo nel capitolo I, aveva ricevuto dal suo Concistoro di Olmutz una comunicazione allarmante: in Moravia non passava giorno senza che si aprissero tombe, si infilassero paletti nel cuore e si tagliassero teste ai cadaveri sospettati di esser vampiri.

All’incredulo Davanzati, Schrattembach spiega trattasi della procedura standard per fermare le molestie da parte di “uomini morti da alcuni giorni prima, i quali già sepolti e sotterrati comparivano di nuovo nella stessa forma, e negli stessi abiti e portamenti di quando erano vivi” e che “Questa loro comparsa o apparizione (…) non era per una sola volta, ma replicata più fiate di seguito, fino a tanto che i suddetti Vampiri succhiandosi tutto il sangue, atteso ch’erano molti ingordi ed avidi di sangue umano, riducevano i poveri pazienti [i parenti, n.d.r.] in pochi giorni esangui, squalidi ed emaciati fin a tanto che (…) se ne morivano miseramente. Coloro, che in tal guisa morivano, divenivano similmente eglino ancora Vampiri”.

Dopo averlo edotto sulle credenze diffuse presso la sua diocesi, Schrattembach chiede a Davanzati  un’opinione in merito e un consiglio su come parlare dell’argomento al Papa e al Santo Uffizio ma, da sostenitore dei Lumi qual è, l’arcivescovo di Trani promette al cardinale di rifletterci con calma e, senza riuscire a nascondere il proprio scetticismo, lo dissuade, almeno per il momento, dal farne parola in giro, per non “esporsi in tal guisa alla taccia d’un uomo troppo credulo e poco riflessivo”.

Schrattembach si offende e lascia cadere l’argomento con Davanzati, il quale tuttavia lo riprende molto tempo dopo, quando alcune gazzette viennesi riportano nuove cronache di apparizioni vampiriche e, in due di esse, dice Davanzati, compaiono perfino i nomi e i cognomi dei vampiri e delle loro vittime.

In questi giornali popolari si legge che, per ordine dell’Imperatore, il supremo magistrato di Vienna ha inviato alcuni ufficiali militari, cancellieri e notai nelle province della Moravia, della Slesia e in Ungheria allo scopo di “formar un rigoroso processo della identità e validità del fatto”.

È, dunque, dal “Mercurio poi Istorico e Politico stampato in Olanda dell’anno 1736 e ristampato in Venezia, nel parag. [paragrafo] Ungheria [che, dice Davanzati] si ricavava una più distinta e circostanziata relazione delle apparizioni e stragi cagionate da questi Vampiri, la quale per maggiore intelligenza di coloro che leggeranno questa mia piccola Dissertazione mi è paruto di registrarla parola per parola nel modo che segue”.

Signore e signori, ecco dunque la fonte primaria di molte delle storie popolari sui vampiri che poi ritroveremo trasposte letteralmente (o quasi) nella Dissertazione di Calmet, nel rapporto di van Swieten e in Infernaliana: è il Mercurio olandese, citato come lo Spicilegio d’Olanda da Dom Calmet e come lo Spigolatore olandese da van Swieten!

Lady Vardalek: Arnold Paul

Il Mercurio olandese summa delle leggende sui vampiri, grazie al quale sono sopravvissute fino a noi le vicende del vampiro Arnold-Paul, che diventa Arnaldo Paolo in Davanzati e Arnold Polo in Calmet, una storia ambientata a Medraiga, “un certo cantone d’Ungheria detto in latino Oppidum Heidonum di là dal Tibisco (…) tra questo fiume che irriga il fortunato terreno del Tockai e la Transilvania” (Davanzati, pg.21; Calmet, pg. 136-137; van Swieten, pg. 11; Nodier, folio 16  delle edizioni che ho consultato e che trovate a fine articolo); dei vampiri d’Ungheria (Nodier, folio 27; Davanzati, pg.20; Calmet, pg. 135-136); del vampiro Harppe (Nodier, folio 69; Calmet, Capitolo V, la storia di Arappo Danese che si fa sotterrare davanti all’uscio della cucina e appare con la lancia che Olao Pa gli aveva conficcato nel petto) e della Storia di un Brucolaco, narrata dal Signor de Tournefort, botanico di Luigi XIV, nel suo famoso Viaggio in Levante (1717) e riportata, oltre che dalla gazzetta, ovviamente anche da Davanzati, Calmet e van Swieten (Nodier, folio 142).

Infatti, a circa una decina d’anni dalla Dissertazione di Davanzati, nella Dissertazione di Dom Calmet ricompaiono le stesse storie, più altre, verosimilmente tratte da Magia Posthuma di Carlo Ferdinando Schetz, stampato nel 1706 e dedicato al principe Carlo di Lorena, vescovo d’Olmutz; dal Lessico universale di Zedler del 1745 e dalle agiografie. Storie che, come abbiamo visto, ritornano anche nella relazione di van Swieten, tradotta in italiano a Venezia dal cavalier Vannetti nel 1756.

Fra quelle tratte dal Mercurio olandese, la storia di Arnaldo Paolo, ripresa da Nodier in Infernaliana con il titolo Il vampiro Arnold-Paul, è particolarmente interessante perché racchiude in sé molti degli elementi che diventeranno comuni alle successive storie di vampiri (la procedura di annientamento e l’accostamento del vampirismo a una malattia contagiosa) e perché vi troviamo il riferimento a un vampiro turco, quindi all’origine folclorica del mito in Europa, diffuso particolarmente presso i Valacchi, popolazione di pastori montanari che spesso veniva impiegata, per la sua tradizione guerriera, a difesa dei confini con l’Impero Ottomano (la cosiddetta krajina, il confine militare fra Impero Asburgico e Impero Ottomano).

Arnold-Paul, contadino di Medreiga (attuale Serbia, n.d.r.) muore schiacciato da un carro carico di fieno. Dopo circa una mese dalla sua morte, nel villaggio muoiono improvvisamente quattro persone “alla maniera nella quale muoino quelli che sono molestati dai vampiri”. Nessuno ha ancora visto Arnold-Paul, tuttavia, qualcuno degli abitanti del villaggio si ricorda che egli raccontava di essere stato vessato da un vampiro turco quando si trovava vicino a Cassova, al confine con la Turchia e che, per evitare di diventare a sua volta vampiro dopo la morte, aveva mangiato della terra della tomba del vampiro (i mussulmani seppelliscono i morti, n.d.r.) e si era strofinato con il suo sangue.

In base a questi accorgimenti Arnold-Paul sarebbe dovuto essere “guarito” dal morbo vampirico ma, per sicurezza, si apre la sua tomba per esaminare il cadavere. Arnold-Paul (o ciò che ne rimane) si presenta – anche dopo quaranta giorni – intatto, con la barba e le unghie lunghi e le vene ancora piene di sangue fresco.

A questo punto, l’ufficiale giudiziario decide di seguire la procedura prevista in casi di vampirismo: il cadavere viene trafitto con un palo da parte a parte e, ovviamente, emette grida orripilanti e si muove “come se fosse vivo”. Dopodiché, gli mozzano la testa e la bruciano. La stessa sorte tocca alle salme dei quattro morti dopo Arnold-Paul per scongiurare il loro ritorno in veste di vampiri.

Il problema dovrebbe essere risolto, non fosse che dopo qualche anno l’epidemia vampirica si ripresenta più virulenta che mai: nel giro di tre mesi muoiono diciassette persone di ogni età e sesso e una giovane, Stanoska, che si corica in perfetta salute, si risveglia nel cuore della notte preda di un delirio perché, dice, “il giovane Millo, morto da nove settimane, per poco non era riuscito a strangolarla nel sonno.”

Stanoska muore dopo tre giorni. Millo viene riesumato e trattato come si conviene. I medici e i chirurghi, che si occupano di comprendere come mai il vampirismo sia potuto tornare a distanza di anni dalla vicenda di Arnold-Paul, scoprono che Arnold-Paul aveva morso (e quindi infettato con il morbo vampirico) anche molti animali dei quali si erano nutrite le persone morte nella seconda fase. Per estirpare il vampirismo da Medreiga non resta che riesumare tutti coloro che possono essere entrati in contatto con il morbo e sottoporli alla solita procedura. Da quanto viene registrato, l’esito questa volta è positivo.

 

Bibliografia

  • Giuseppe Davanzati, Dissertazione sopra i vampiri, a cura di Giacomo Annibaldis, Besa Editrice, Lecce, 1998
  • Agostino Calmet, Dissertazioni sopra le apparizioni de’ spiriti e sopra i vampiri, o redivivi d’Ungheria, di Moravia ec., tradotte dal Franzele su la seconda edizione riveduta e corretta, stampate in Venezia nell’anno 1770 presso Simone Occhi, con licenza de’ superiori e privilegio.
  • Gerhard van Swieten, Vampyrismus, traduzione italiana del cav. Valeriano Vannetti della Considerazione intorno alla pretesa magia postuma per servire alla storia de’ vampiri, presentata al supremo Direttorio di Vienna, a cura di Pietro Violante, Flaccovio Editore, Palermo, 1988
  • Tommaso Braccini, Prima di Dracula. Archeologia del vampiro, il Mulino, Bologna, 2011
  • Charles Nodier, Racconti fantastici, con un discorso intorno al fantastico in letteratura, Sonzogno, Milano, 1890
  • Charles Nodier, Infernaliana, Sanson-Nadau, Parigi, 1822
  • Charles Nodier, Giovanni Sbogar, Alessandro Levi Editore, Trieste, 1855
  • Charles Nodier, Madamigella di Marsan, a cura di Anna Zanetello, Edizioni Studio Tesi, Pordenone, 1987
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