L' Avenir: Requiem

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Avevamo parlato, su queste pagine, di The Wait, debut album di L’Avenir, progetto dell’americano Jason Sloan: oltre ad essere, come si disse a suo tempo, un ‘accademico’ – professore di ‘interactive media and design’ presso il Maryland Institute College of Art – il nostro ha nel frattempo proseguito la sua attività discografica con diverse pubblicazioni, delle quali, oggi, vogliamo segnalare la più recente. Requiem, sempre in linea con le scelte che avevamo già evidenziato sei anni fa, è frutto di un ‘mestiere’ che, ovviamente, si è andato consolidando in vari anni di studio e pratica musicale: è quindi un ascolto decisamente piacevole, caratterizzato da una raffinatezza indiscutibile, le atmosfere sono gelide e a colori foschi e, se non si sentisse la mancanza di un po’ di fantasia e vitalità, potremmo apprezzarlo sotto ogni aspetto. In realtà, nonostante i numerosi momenti di suggestione, il lavoro è dominato da un sentore di già ‘usato’ che, occasionalmente, ne sciupa l’effetto. Apertura cupa con la title track, che avanza in progressione spettrale su paesaggi ‘sintetici’ nordici e ombrosi, cui ben si adattano le tonalità ‘remote’ del canto: forse uno dei brani più inquietanti del lotto. La seguente “New Horizon” esordisce con elettronica ‘ronzante’ che incalza minacciosa, affiancata da ritmo sostenuto e voce che, ancora, riflette distacco e tormentata interiorità, mentre “Killing Time” si orienta verso una formula più vivace, quasi ‘danzereccia’ e “Death in the Mirror” accelera e sperimenta suoni elettronici più duri; anche “The River” propone una ritmica più briosa che, insieme a qualche bel riff elettronico, ravviva in modo incisivo lo sfibrante scenario. Poi, bypassata l’efficace melodia di “The Old House”, con note di synth che, seppur freddissime, sono di un’eleganza ineccepibile, l’album termina con “After the Rain”, uno dei pezzi più variegati e intriganti, seguito da un pregevole finale dai risvolti ipnotici, a concludere degnamente un disco che – come dire? – piace, ma lascia solo un filo insoddisfatti.

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