Talk To Her: HOME

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I Talk To Her, band veneta attiva già dalla fine del 2015, sono Andrea Visaggio (voce, sintetizzatore), Stefano Murrone (chitarra), Riccardo Massaro (basso) e Francesco Zambon (batteria).

Il loro EP d’esordio, dal titolo HOME, è descritto da loro come un viaggio che inizia con la frustrazione nella propria “casa” (“Zodiac”), per proseguire poi con “Nightfall” che parla delle persone che seguono i loro desideri come illusione per sfuggire alla realtà.  In “Forest” (che incidentalmente è stata la loro prima canzone scritta) parlano di cosa succede quando ci si perde nelle proprie illusioni, nei propri desideri. Il finale, “Burning”, parla del ritorno a casa. Un viaggio che prima o poi ricomincia, diventando un ciclo che si ripete, con la frustrazione nella “casa” e da cui sembra inesorabile sfuggire.

Il nome della band non prende spunto dal film “Talk To Her” di Pedro Almodóvar, ma dalla voglia di comunicare, nella fattispecie con l’altra persona in una relazione sentimentale che deve ancora iniziare. Di ‘comunicare’ qualcosa attraverso le ‘parole’ della musica [cit. Threshold Magazine]. E se il loro scopo è quello di dire qualcosa attraverso la musica che suonano allora ci sono riusciti davvero bene. E il gruppo è passato dalle parole ai fatti.

Da quando non ci sono più le fanzines in carta, quelle di una volta, riesco sempre meno ad avere un’idea chiara (e scura) su quello che ascolto, e solo ricerche approfondite tra le pagine web riescono a tirare su qualcosa. E a fatica a volte.
Se da un lato è diventato più facile condividere una foto di pari passo non lo è stato condividerne la storia e leggere dietro l’immagine. Sarò un tipo troppo curioso?

Non è facile descrivere a parole quell’insieme che è la musica di un gruppo, ma se per caso avete amato gli Smiths, i Joy Division, gli Ikon e gli Editors e magari siete andati a ricercare alcune cose migliori dei Simple Minds e i Duran Duran allora questi li sommano veramente tutti. E anche bene. E con parecchia personalità. Decisamente.

L’EP comincia con quella classica sequenza syntetizzata di bassline electro alla Giorgio Moroder per essere poi accompagnati da una chitarra tagliente dalle sfumature wave e new romantic tipiche degli anni Ottanta (la cui evoluzione ha poi gettato le fondamenta del post-punk moderno diversificandolo dalla pura emulazione e “modernizzandone” in maniera originale i contenuti).

Non posso fare a meno di avere l’impressione che i brani non sfigurerebbero in una collaborazione inedita tra Editors e White Lies prima maniera, con quella carica emotiva nella voce che tutti quelli che sono cresciuti con i gruppi che hanno influenzato la nuova scena post-punk sicuramente apprezzeranno. E non solo per gli echi sognanti che rimandano magari inconsapevolmente a Ian Curtis, Ian Asbury e Morrissey, ma per la carica emotiva che sembrano emanare. Naturalmente io vado indietro alla musica che accompagnava le serate nei locali quando ho cominciato ad ascoltarla e ballarla, ma se la generazione prima di me si emozionava con i Joy Division e subito dopo i New Order, la mia continuava con gli Ikon, la nuova con Editors, Interpol e Foals (questi ultimi due citati come influenze comuni della band, all’inizio del loro progetto).

Basso e batteria poi meritano una menzione a parte con quei ritmi serrati in simbiosi perfetta con i tempi sincopati che strizzano un occhio alla Disco Dance anni settanta quando la sezione ritmica era eseguita con precisione millimetrica.
La traccia che continuo ad ascoltare a ripetizione è “Nightfall”, che posso solo descrivere come un emozionale e riuscito incrocio che rimanda ai migliori Simple Minds, Joy Division e U2… e tutto quello che è venuto dopo. Una di quelle tracce che il coraggio di qualche DJ aiuterebbe a svernare il ritmo e il make-up che accompagna le serate nei locali più “oscuri”. Ma anche la gioia adrenalinica e liberatoria di “Zodiac” non è da meno, come non lo è da meno l’ossessione frenetica e sincopata di “Forest”. Chiude l’EP “Burning”, dove la carica “melancolica” della nuova scena post-punk si fa sentire prepotentemente.

Uno di quei gruppi che sicuramente mi piacerebbe vedere dal vivo (sotto il nord Italia sono scesi solo una volta… ma si sono fermati a Latina) e che vista una seconda ristampa del loro primo EP devono sicuramente registrare il sold-out del merchandise ai loro concerti. Un concerto anche al MONITOR festival in Portogallo tra gli invidiabili obbiettivi raggiunti dal gruppo. Potete acquistare la seconda ristampa del loro primo lavoro, registrato nel Luglio 2017 e uscito nel Marzo 2018 per la Shyrec (numero di catalogo SHY029), in formato slimcase eco-digipack cartonato dal design futurista ed essenziale (degno dei lavori migliori di Peter Saville) su Discogs e anche su Bandcamp. Su quest’ultimo al momento dell’acquisto viene offerto anche in formato “liquido” (file in versione digitale n.d.r.) ad alta qualità.

L’unico non-problema con questo lavoro è che i brani sono solo quattro e riescono a farsi ascoltare fin troppo bene a ripetizione… quindi aspetto fiducioso il loro prossimo LP (leggi: long playing) in uscita a breve. Qualsiasi sarà il cambiamento assorbito tra la composizione dei primi brani e le esperienze acquisite dopo, ho già il sospetto che finirò ad ascoltarlo a ripetizione come il predecessore… Per adesso bisogna accontentarsi dell’anteprima di “Away/Afraid” già disponibile sul canale YouTube del gruppo.

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